Kafka, la vita moderna e i social network

Franz Kafka

Franz Kafka (Photo credit: Three Legged Bird)

La nostra vita è fatta di episodi che scatenano nella mente pensieri a volte un po’ strani.

Ieri, ad esempio, ho comprato, durante una passeggiata in centro, un palloncino a mia figlia. Si trattava di una coccinella (mia figlia è stata evidentemente attratta dal colore rosso acceso spezzato dai puntini neri).

Di sera, restando solo in casa, mi sono accorto che l’innocuo palloncino era volato e stazionava sulla volta del soffitto della cameretta.

Mi è venuta subito in mente l’immagine kafkiana dell’uomo che si traforma in insetto (la coccinella, nella penombra, non era più molto attraente e, anzi, si delineavano più che altro le nere zampette dell’enorme insetto sul cupo turchese dell’intonaco).

Che immagine assurda. Che situazione assurda. Vittima di un palloncino colorato che, nel buio della sera, diventa un mostro.

Questo episodio mi ha dato molto da pensare. Ho visto come Kafka, il cui genetliaco è stato ricordato solo pochi giorni fa, non abbia poi immaginato uno scenario così lontano dalla realtà dei nostri giorni. Anzi, come ormai sempre più spesso accade, è una realtà che supera la fantasia e – palloncini a parte –  ci troviamo sovente catapultati in situazioni grottesche.

Come uscirne? Forse – almeno questa è la mia impressione od opinione che dir si voglia – dovremmo seguire tutti il paradigma del “take it easy”. Preoccuparci di meno, insomma. Vivere, più che altro, nella consapevolezza che

1. siamo respnsabili di ciò che facciamo e quindi di ciò che siamo

2. non possiamo cambiare da soli tutto quanto ci circonda

Non credo sia un “gettare la spugna”. Piuttosto, lo vedo come un’acquisita consapevolezza dei limiti e delle potenzialità del nostro essere.

Nella vita quotidiana, come nel lavoro e nel business, questa consapevolezza non sarà forse troppo positiva, ma eviterà di creare “mostri” nei nostri cieli (o soffitti che siano).

Chiudo con un pensiero alla solitudine, perché se non fossi stato solo, ieri sera, tutti quei pensieri sulla Metamorfosi non mi avrebbero toccato: siamo una generazione di solitari e la socialità del web non sopperisce ancora alla grande necessità di vivere comunitariamente. Una necessità, questa, che come esseri umani abbiamo sempre avuto e che, nella società pre-industriale era superata grazie alla presenza di contesti familiari che completavano l’individuo.

Oggi, invece, bandite le famiglie e le altre forme più o meno evolute di aggreganti sociali, viviamo tra vite reali falsamente autosufficienti e una socialità (o società) virtuale ancora effimera e priva di quegli elementi, o valori, che, prima, completavano il quadro delle nostre esistenze.

 

 

2 pensieri su “Kafka, la vita moderna e i social network

  1. Ormai ho oltrepassato questo limite, e stasera, nel giorno del mio compleanno mi chiedo come sfuggire alla solitudine e in ultima analisi alla pazzia? Difficile, ho creduto per un attimo che ci fosse nel WEB un posticino tutto nuovo, caldo, confortevole…accarezzo questa illusione ascoltando del buon jazz, vorrei condividere copertine, immagini e sensazioni con persone concrete. Sento che qualcosa dentro e fuori di me stà cambiando ma nessuno ha ancora scritto la prima pagina di questo libro.

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