In viaggio con papà


Italiano: Frecciarossa ETR500 a Milano Central...

Italiano: Frecciarossa ETR500 a Milano Centrale, opera propria, 03/05/2009, l’autore sono io, copyright libero (Photo credit: Wikipedia)

Diversamente da quanto suggerisca il titolo, non racconto, qui, di un giovane Carlo Verdone figlio dei fiori in giro per l’Italia in macchina con un maturo Alberto Sordi spavaldo tombeur de femmes.

I protagonisti del viaggio siamo mia figlia, di meno di tre anni, ed io stesso, il papà.

Il tema del post è l’esperienza di viaggio di una bambina, piccola, in genere in treno, più raramente in automobile o in aereo.

Come genitore, sono sempre stato molto attento a dare a mia figlia tutti i possibili spunti per imparare e per imparare ad imparare. Per formazione personale, scolastica e familiare, sono un assetato di conoscenza e credo che questa sete sia il messaggio migliore che posso trasmettere a chi mi è intorno e, prima di tutto, a chi con me convive.

Le occasioni di viaggio sono state, oggettivamente molte, soprattutto quando si pensa che molti di noi genitori preferiscono tenere i figli a casa il più possibile, nell’illusoria convinzione che tale luogo sia il più protetto, il meno pericoloso.

Può anche darsi che sia così. Certo è che la casa è stimolante solo fino a un certo punto.

In ogni caso, per me e mia figlia, questa possibilità di starcene al calduccio delle mura domestiche, non c’è mai stata. Chi mi legge, sa che le scelte di vita fatte da noi genitori sono state di un certo tipo e che, per naturale conseguenza, il concetto di viaggio non può in nessun caso esserci estraneo.

Stazioni, aeroporti, vagoni, autobus, aerei, navi: luoghi straordinari non solo per la novità che rappresentano per il vorace desiderio di sapere dei piccoli. Soprattutto si tratta di luoghi in movimento. Significa, cioè, per come la vedo io, dare indirettamente dinamismo alla conoscenza, educando alle diversità sociali e culturali.

Quanto poi alla stanchezza dei piccoli… Beh, beati loro che hanno tutta quest’energia per viverli, questi viaggi. L’avessi ancora io! E in ogni caso, sempre meglio stancarli davanti al finestrino di un treno e ai variopinti panorami della primavera nostrana, piuttosto che davanti al tubo catodico, no?

Antipolemica


Italiano: Mario Monti

Image via Wikipedia

Leggo sui giornali dell’iniziativa montiana di rendere pubblici i redditi dei ministri e plaudo, evidentemente, all’iniziativa. Leggo, quindi, l’ammontare di tali redditi. Leggo, infine, i commenti dei lettori e resto basito: la maggioranza dei commentatori non fa altro che maledire i nostri ministri perché “ricchi” e ben pochi ne lodano l’onestà nella trasparenza. Meno ancora ne sottolineano come questi signori non siano imprenditori collusi con politica e mafia.

Mi domando cosa ci sia di male ad avere un reddito alto. Casomai è male essersi appropriati dei soldi dei contribuenti, cosa che evidentemente sta facendo quel 73% del nostro Parlamento che non desidera siano pubblicate le proprie dichiarazioni fiscali.

Aggiungo una nota personalissima, legata al fatto che faccio il consulente aziendale per mestiere e so quali siano i livelli economici su cui si lavora quando si è ai vertici di un’azienda: al contrario dei più, infatti, io sono rimasto stupito, al più, da cifre (e da relativi stili di vita) non particolarmente sensazionali.

Fanno eccezione i casi di Severino e Passera, tutto sommato giustificabili dalle loro attività di top management.

Per il resto, mi sembra di poter concludere che il nostro attuale governo è composto di gente che ha saputo mettere a frutto le proprie capacità manageriali e finanziarie. Quello che un po’ dovremmo saper fare tutti noi, no?

E invece, stiamo ad invidiarli perché loro hanno saputo e hanno potuto. Beh, benvenuti nella meritocrazia, signori. Ma come, fino a ieri avete tutti sperato che arrivasse anche il momento della meritocrazia, ed ora che è arrivato sputate addosso ai nuovi governanti?

Cosa distingue un cassintegrato Fiat da uno di questi ministri? Non intendo fare di tutta l’erba un fascio, ma io la vedo così: questi signori hanno saputo costruire e costruirsi qualcosa, investendo ogni giorno su se stessi, rimettendosi in discussione quotidianamente, prendendo impegni importanti, accettando responsabilità pesanti.

A chi dice, ingenuamente, un Paese di poveri deve essere guidato da poveri, rispondo che la competenza e la capacità di queste persone è avvalorata anche dalla loro intelligenza finanziaria.

Abbiamo tollerato troppo a lungo illustri personaggi della politica e dei palazzi che non hanno fatto altro che intascare, li abbiamo giustamente chiamati “furbetti”. Tali sono e tali restano.

Io non sono un dirigente aziendale, ma vedo questo mondo e so che cosa significa fare il manager e avere successo, e so anche quanto è il corrispettivo che le aziende sono disposte a pagare per queste cariche.

Storciamo il naso perché vediamo redditi da 100, 200, 300 mila euro e poi non discutiamo lo stipendio del calciatore del momento che si prende qualche milioncino l’anno per far divertire il popolino?

Cerchiamo almeno di essere coerenti e proviamo ad imparare dagli altri prima di criticarli.

Temi caldi


In un momento in cui coscientizziamo tutti più che qualche anno fa che fare impresa significa anche gestirne il rischio, vale la pena ricordare che ci sono temi che chiunque si trova a vivere nel mondo del business deve migliorare costantemente sé stesso e la propria azienda.

Per questo, si tratti di imprenditori o manager, credo che i “temi caldi” su cui occorre concentrarsi siano quelli legati più che altro al controllo, alla qualità e alla formazione, ad ogni livello.

Ecco quindi che occorre lavorare sulle strategie e sulla pianificazione, misurandole con schede di valutazione bilanciate (balanced scorecards).

Occorre quindi operare con risorse pienamente formate, perché non siamo più in condizione di risparmiare sui costi in questo settore: i concorrenti sono “più furbi” e già puntano sulla qualità di prodotti e servizi.

Ecco quindi che il management dei progetti si lega fortemente a quello delle conoscenze e dei domini di attività, anche perché il cambiamento è costante e ubiquo e bisogna essere in grado di affrontare situazioni in cui strategie ed informazioni che, benché solo un anno fa potessero essere avvalorati facilmente, oggi risultano privi di efficienza.

Per fare tutto questo la strada che credo sia corretto percorrere è quella di una formazione continua e dinamica in cui tutti, dal primo all’ultimo anello dell’azienda – e ciascuno secondo le proprie responsabilità – apprendono tecniche di sviluppo personale e crescono dal punto di vista delle competenze.

Tutto questo riguarda in primo luogo i vertici che hanno bisogno di essere leader, sia in ambito strategico che esecutivo. L’efficacia manageriale sarà la chiave del successo dell’azienda, anche nelle situazioni in cui il terreno traballa e i cambiamenti sono all’ordine del giorno.

Coaching si dresajul canin


Acum cinci ani, când câinele nostru a ajuns acasă, am ales de a l-instrui şi, trăind în mediul rural, am decis sa mergem la un câmp de dresaj, nu departe de unde trăiam, unde câinii erau instruiţi în mod tradiţional, prin obedienta la picior şi lesa cu sugruma la gâtul lor. După patru ani de încercari fără prea mult succes, am avut norocul sa citim cartea de Jan Fennel “Asculta cainele tau.” Autoara este convinsa de necesitatea de o educatie proaspătă, noua, bazata pe faptul că câini sunt capabili să înţeleagă mult mai mult decât credem şi că noi “stapani” suntem suntem cei de dresat. Puteţi crede-mă, a functionat! Aveţi dreptul să întrebati, ce are de a face asta cu personal training? Ei bine, dresajul “dulce” la câini lucreaza cu aceleaşi principii pe care le luăm asupra noastră, prin blocarea modulelor negative de comportament şi confirmarea, consolidarea atitudinilor puternice. Consolidarea la caini se face cu o crocheta sau o mîngîiere. Noi oamenii avem norocul şi capacitatea de a folosi vocea si extraordinare nuantele ei.

Il coaching e l'addestramento canino


Quando cinque anni fa il nostro cane è arrivato in casa, abbiamo scelto di addestrarlo e, vivendo in campagna, abbiamo deciso di recarci persso un campo non lontano da dove vivevamo, dove i cani erano addestrati tradizionalmente, con l’obbedienza al piede e il mezzo strozzo al collo. Dopo quattro anni di tentativi senza grande successo, abbiamo avuto la fortuna di leggere il libro di Jan Fennel “Ascolta il tuo cane”. L’autrice è convinta della necessità di un addestramento dolce, basato sul fatto che i cani sono in grado di capire molto più di quanto non crediamo e che siamo noi, “padroni”, quelli da addestrare. Potete credermi, ha funzionato! Vi domanderete, che c’entra con il personal training? Beh, l’addestramestro dolce dei cani funziona con gli stessi principi che possiamo adottare su noi stessi, bloccando i moduli comportamentali negativi e confermando, rinforzando le attitudini potenzianti. Il rinforzo si da al cane con un croccantino o una carezza. Noi uomini abbiamo la fortuna e la capacità di utilizzare anche la voce e le sue straordinarie sfumature.

Coaching and training of dogs


Five years ago when our dog came home, we chose to train him and, living in the countryside, we decided to attend a field not far from where we lived, where dogs were trained traditionally, by obedience to the foot and half strangle at their neck. After four years of trying without much success, we were lucky enough to read the book by Jan Fennel “Listen to your dog.” The author is convinced of the need of a new communicative training, based on the fact that dogs are able to understand much more than we believe and that we, the “masters”, are the ones to be trained. You can believe me, it worked! You may wonder, what has to do this with personal training? Well, this way of dog training conceives the same principles that we take upon ourselves, by blocking the negative behavioral modules and confirming, reinforcing empowering attitudes. The reinforcement is, for the dog, a crunchy or a caress. We, men, have the luck and the ability to use the voice and its great nuances.