A free and open world depends on a free and open web


domande (questions)

domande (questions) (Photo credit: l3m4ns)

“A free and open world depends on a free and open web” sottotitola oggi Google, mentre, da più parti, nel mondo, si legifera per uniformare la rete globale, più che altro, al modello cinese.

In realtà, dietro i giusti schermi che si andrebbero a imporre a chi truffa e delinque online, è chiaro, infatti, l’intento di mettere un bavaglio – o per lo meno un meccanismo di controllo.

Nulla di nuovo sotto il sole, come sentenziava il Qoelet circa tre millenni fa, proprio nei giorni in cui perfino il romano pontefice Benedetto XVI approda su Twitter e – ma questo terzo fatto è, in fondo, il meno significativo di tutti – il Daily, quotidiano murdochiano online, chiude i battenti per “mancanza di traffico”.

Chi siamo? Donde veniamo? Dove andiamo? Domande, queste, che si radicano tra gli uomini da sempre e oggi, credo io, si radicano anche nel Web.

Riusciranno i nostri eroi del web a farne un palcoscenico di libertà e di poliedricità o saremo, piuttosto, inghiottiti da nuovi populismi dal linguaggio internautico atti a reclutare ignari proseliti di nuovi futuribili regimi?


Questo articolo è ripostato dal blog http://progressivecommunication.wordpress.com scritto dall’amica Alma Cardi Sechi che saluto e ringrazio.

progressive communication

C’è una parola latina, lux, da cui deriva  tutta una serie di parole in diverse lingue europee: light in inglese, Licht in Tedesco, lumière in francese, luce in italiano… Da  lux, in latino si trova anche lucus , che i dizionari traducono normalmente come bosco sacro, che però ha qualcosa di strano perché non rende, ed anzi perde, proprio l’origine “luminosa” del termine originario: più precisamente, perde l’origine “luminosa” e “numinosa”, perduta anche nell’italiano  radura , che richiama la materiale e banale situazione del bosco che si fa  rado; e così anche nell’inglese glade  o blade patch, nel francese clairière/éclaircie che conserva il riferimento al chiaro ma non alla lux, cioè conserva il “luminoso” ma non il “numinoso”. Già nel latino classico, paradossalmente, qualcuno che aveva perso il senso originario della parola ma non una certa arguzia, spiegava che…

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Website o web-business?


A screenshot of The Million Dollar Homepage's ...

Image via Wikipedia

Posto nuovamente questo articolo dopo aver creato la nuova categoria Laboratorio di business“.

Qaulche giorno fa mi è stato richiesto un parere su un progetto di business online e, come spessissimo accade, la domanda è stata, a grandi linee, “come viene sviluppato il sito?

Colgo l’occasione per postare una risposta a tutti quelli che desiderano approdare online, sia che stiano cercando di creare o rafforzare un brand, sia che stiano immaginando di implementare una qualsiasi forma di e-commerce.

Ricordate il tipo di Milliondollarhomepage.com, quello studente inglese che, qualche anno fa, aveva iniziato a vendere i pixel della sua pagina a 1 dollaro l’uno? Beh, sapete… lui è diventato ricco, ok, ha incassato oltre 1.000.000 di dollari in circa 6 mesi. Ricorderete, però, che il “sito” fu lanciato a metà 2005.

ALTRA ERA…

Oggi – che vogliamo chiamarlo web 2.0, web 3.0, web reputazionale… scegliete voi… – non basta vendere all’asta i pixel di una pagina. Il caso di Alex Tew, questo il nome del bravo e fortunato studente, non si potrà più ripetere.

Il mondo del web è cambiato molto in cinque anni e la socialità di internet è ormai fuori discussione. Anche la pubblicità online, pertanto, si deve adeguare.

Al mio interlocutore ho chiesto “e da dove pensi che arriveranno i soldi?“, anzi, gli ho chiesto alla veneta “i sghei“. E lui, come un po’ tutti, mi ha sfarfugliato molte cosette, tanto che, alla fine, gli ho detto “ok, scrivimi due righe e mettiamo su la cosa“.

Morale? Non è il sito che conta. Neppure il nome del dominio, per quanto possa sembrare basilare.

Quello che davvero conta è che il business si regga in piedi. Il web è uno strumento. Eccezionale, moderno, interattivo, ma sempre uno strumento. L’idea non è nel web, ma in noi, nella nostra testa. La sua realizzazione non è semplicemente “sviluppare il sito”.

Molti amici (tra cui anche me stesso, ad un certo punto del mio percorso professionale) che pensavano di fare fortuna in due mesi con l’e-commerce hanno avuto sonore batoste.

Pertanto, parlo di web-business: c’è il web, lo strumento che ci permette di fare quello che facciamo, ma a nulla serve se non si coniuga strettamente con una cultura aziendale possa garantire la crescita, il successo: proprio come si dovrebbe fare se fossimo… OFFLINE!

Dieci anni in Romania


Un’esperienza di dieci anni in Romania. Questo è ciò che ho maturato, operando in ambiti molto vari, lavorando con italiani e romeni, conoscendo e toccando con mano le realtà di business di questa nazione. Se vi interessa ripercorrere il mio percorso potete visitare il mio blog Amici della Romania oppure contattarmi direttamente su skype o dalla pagina dei contatti.