Riesling L’AMAN 2015 Anna Maria Abbona


Colore Giallo Paglierino con riflessi verdolini.
Intenso al naso e con un ventaglio di profumi che vanno dalla frutta fresca come la nespola, al floreale, tarassaco e camomilla. Il caleidoscopio si conclude con una bella nota minerele di selce e piccoli sbuffi di idrocarburo.
In bocca è pieno ed equilibrato. La nota calorica viene elegantemente mitigata dalla splendida freschezza e sapidità.
Il finale è avvolgente con ritorni di erbe armatiche.
Noi lo abbiamo abbinato ad un caprino a pasta semidura.

Traminer Aromatico Valle d’Aosta Chateau Feuillet 2014


Veste paglierina.
Al naso esplode con un bouquet di fiori gialli seguiti da una mela golden e litchi. Chiude il perimetro olfattivo con una delicata nota di selce.
Al palato è pieno e con un bellissimo equilibrio dovuto alla elegante vena fresco-sapida che bilancia l’innegabile morbidezza.
Finale lungo con riminiscenze floreali.
Abbinamento con piatto misto composto da: salume di Varzi e salame Piacentino, formaggio Parmigiano e Pecorino Sardo.

BRUMATO 2007 Garofoli


Si presenta con una veste dorata invitante.
Olfatto ricco e complesso.
Si apre con una frutta candita, albicocca, fico 
e scorza d’arancia per poi lasciare spazio ai fiori
gialli e alle spezie, vaniglia bourbon, anice e accenni
di zafferano.
In bocca è pieno, equilibrato, dolce mai stucchevole
grazie alla sua splendida freschezza.
Finale lungo e sapido.

Noi lo abbiamo abbinato semplicemente ad un gorgonzola naturale.

Al Gin Day di Milano con Bruno Vanzan


Sento la sveglia ruggire, guardo il telefono e vedo “domenica 10 settembre”; mi alzo con un balzo, stile servizio militare, poi inizia la ricerca del caffè. Mi preparo. Oggi sarà una lunga giornata. Victor Vicquery dell’AIBES Valle d’Aosta ha organizzato la trasferta al Gin Day di Milano; non potevo mancare. Le mie conoscenze in questo campo sono “amatoriali”: è quindi l’occasione giusta per capire, perché il Gin è così di moda.

Alle 13:00 siamo in via Giacomo Watt 15 a Milano. Strappato il biglietto d’ingresso (10€), entriamo ed iniziamo un primo tour tra gli stand. La fiera è separata in due parti: I Gin italiani e i Gin Esteri.

Durante la fase di ricognizione abbiamo la fortuna di conoscere Marco Bertoncini e Giacomo P. Camerano. Iniziamo la conversazione e capiamo subito che abbiamo davanti due esperti, in seguito scopriremo che curano il sito “ilgin.it”.

Ci parlano della storia del Gin e della stampa di William Hogarth del 1751 intitolata “Beer Street and Gin Lane”. Lascio agli interessanti l’approfondimento dell’aspetto storico, molto affascinate, ma troppo articolato in questa sede. Poi arriva il momento di congedarci, li salutiamo, ma conserviamo gelosamente i loro consigli sui gin d’assaggiare.

Iniziamo la degustazione negli stand che offrono prodotti nazionali:

  • Z44 Gin : nasce nelle Distillerie Roner di Termano in provincia di Bolzano. È aromatizzato con diverse botaniche, ma sono le pigne del Pino Cembro che dominano il distillato. Il risultato è un Gin mentolato e fresco, ideale nel periodo estivo.
  • Solo Wild Gin : la tappa successiva è l’azienda Pure Sardinia che realizza questo Gin con una sola botanica: le bacche di ginepro. Ha un sapore verticale – paragonabile ad uno spumante di Pinot Nero in purezza – con un retrogusto di macchia mediterranea. La scritta “Wild” in etichetta non è stata data a caso.
  • Gin Marconi 46 : la Poli Distillerie, azienda veneta che include nelle botaniche classiche l’uva moscato. In bocca è rotondo e delicato, un prodotto che strizza l’occhio al mondo femminile.

Arriviamo ai Gin esteri e il rappresentante della Bombay ci presenta tutta la loro gamma:

  • Bombay London Dry Gin : entry level dell’azienda
    Bombay Sapphire : successo mondiale negli anni 80, fiore all’occhiello dell’azienda.
    Bombay Sapphire East : è una rivisitazione del Bombay Sapphire, ma con l’aggiunta di 2 botaniche: il pepe thailandese e il lemongrass (citronella)
    Star of Bombay : è stato creato nel 2015 con 47,5% di alcool. Per una valutazione oggettiva consiglio di allungarlo con acqua o una tonica!
  • Silent Pool : è prodotto nella contea di Surrey, a 100 km da Londra. È composto da 24 botaniche, il risultato è sorprendente, è un gin ricercato. Si presenta molto floreale e delicato, con una punta di camomilla.
  • Monkey 47 : arriva dalla Germania, il numero 47 si riferisce alle botaniche utilizzate per aromatizzarlo. La sua peculiarità è che viene usato alcool di melassa (usando la canna da zucchero) e non l’alcool di cereali come negli altri gin. Il risultato è complesso, qui ci vuole tempo per apprezzare le sfumature. Un gin da meditazione.
  • Thomas Darkin Gin : creato dal master distiller Joanne Moore, è pura seta. Sembra la condensazione della “part des anges”!
  • Hendrick’s : al loro stand ti accoglie un’hostess che prende i tuoi dati e ti fa accomodare in un salotto, ti trattano come se stessi volando con la loro compagnia aerea. Ti propongono 4 cocktails con il loro Gin. Poi ti ritrovi a 10.000 metri di quota, e chiedi allo stewart a che ora è previsto l’atterraggio.

La nostra esperienza milanese volge al termine, ma qui le sorprese sono sempre dietro l’angolo.

Vediamo in lontananza Bruno Vanzan che sale sul palco per raccontare la genesi del “Sushi Martini” premiato a Tokyo come miglior cocktail al mondo 2016. Seduti in platea veniamo investiti dall’energia di questo ragazzo classe 1986. Sono 50 minuti di fuoco, dove ripercorre le fasi della sua vita, ricorda le prime gare per bartender, spiega dove nasce l’idea di un cocktail vincente…

Poi prepara il Sushi Martini per tutta la sala ed esclama:

“quello che dico ai giovani che vogliono intraprendere questo mestiere è che le gare sono importanti, è fondamentale trovare gli ingredienti giusti per impressionare i giudici di gara, ma alla fine quando si LAVORA e devi preparare un aperitivo per un congresso con 1000 persone, le mani le devi MUOVERE!”

E qui scatta la “standing ovation”, per un evento organizzato benissimo che ti fa prendere coscienza che dietro questo liquido trasparente c’è un lavoro immenso.

Slow Wine 2018: le chicche tra le chiocciole


Tra le varie guide in presentazione in questo mese quella edita da Slow Food si staglia per lo meno per la location che, da qualche anno, accoglie la degustazione: le Terme Tettuccio di Montecatini.

La giornata era splendida, un clima caldo autunnale che ha contribuito senz’altro ad aumentare l’atmosfera fetosa che si respirava.

La presenza dei grandi nomi dell’enologia italiana ci intriga, la voglia di assaggiare la nuova produzione di Tenuta San Guido, l’Annamaria Clementi di Ca’ del Bosco, Mosnel con la nuova annata del’EBB, i grandi Baroli di Vietti, dei vari Conterno e Mascarello Bartolo, i Barbareschi di Gaja, Sottimano e Castello di Neive; il meglio del meglio che un amante del vino di qualità potrebbe trovare tutto a disposizione nello stesso luogo.

Il nostro intento era, però, quello di andare a scoprire qualche chicca più o meno conosciuta, andando a cercare tra le novità, a scovare non per forza nel “mainstream” del vino, per trovare qualcosa che possa darci quelle emozioni che cerchiamo nel vino, quell’insieme unico di piacevolezza sensoriale, di espressione di un territorio, di un incontro con le persone che lo hanno creato. La nostra aspettativa non è stata per niente delusa e vorremmo condividere qualche bella emozioni vissuta tramite questi vini.

Ferrari Perlé Zero Cuvée Zero 10: mosaico dei millesimi 2006, 2008 e 2009 che rimane per 6 anni sui lieviti, una parte affinata in acciaio, una parte in legno e un lungo riposo in vetro. Nuova produzione che stupisce per l’espressività così potente ed elegante al tempo stesso, un perlage di grande livello, esaltato dalla morbidezza dello Chardonnay e una persistenza in bocca invidiabile. Strepitoso

Francesco Poli Naranis 2015: Solaris e Bronner vinificati in bianco e passati in acciaio per esprimere tutte le particolarità di questi due vitigni resistenti. Il vino ne risulta intenso e floreale grazie al Solaris e potente grazie al Bronner. Da provare

Francesco Poli Vin Santo 2004: Nosiola fermentata in acciaio per 2 anni, per dare il tempo alla lenta fermentazione di fare il suo corso, poi legno per tanto tempo. Il risultato è un vino di grande intensità olfattiva con tipici sentori varietali di nocciola e un insieme di profumi e aromi terziari di grandissima espressione senza essere irruenti. Eterno

Cantina Toblino Nosiola 2016: Le cantine sociali in Trentino funzionano e questa ne è un gran bell’esempio ulteriore. La Nosiola di questi 650 produttori riuniti è affinata in acciaio e il risultato sono sentori agrumati, la tipica nocciola, spezie di cardamomo e muschio. Delicato

Milič Bianco Bezga Lune 2015: Vitovska e Malvasia Istriana in un blend che colpisce per eleganza. Note di sambuco, miele, sentori decisi con note balsamiche. In bocca una bella freschezza supportata da una degna trama materica. Elegante

Damijan Podversic Nekaj 2013: tocai friulano di sostanza. Macerazione di 80 giorni e affinamento in botte per quasi due anni; il risultato è un vino vibrante, con sentori di polpa di frutta matura e candita. Pesca, albicocca, ma anche spezie, miele, note leggermente balsamiche e agrumate. Esuberante

Marjan Simčič Pinot Nero Opoka 2013: Pinot Nero da un vigneto considerato un Gran Cru, affinato per 48 mesi in barrique, delle quali il 30% nuove. Il riusultato è preciso, molto dritto e inappuntabile nei sentori di frutta di bosco, di erbe officinali con dei profumi terziari già presenti ed eleganti. Austero

D’Araprì Riserva Nobile 2013: splendida interpretazione del bombino bianco in purezza spumantizzato con sapienza e lasciato riposare 48 mesi sui lieviti. Al naso è intenso ed elegante, con note avvolgenti di pasticceria contornate da note più citriche. In bocca è intenso con un perlage di una bella finezza. Spumeggiante

Florio Aegusa Riserva 1989: Marsala Superiore semi-secco ambra di solo Grillo  fatto sostare per 19 anni anni in antichi carati da 300 litri e da luglio 2008 in bottiglia. Il risultato è un vino di uno di quei colori che non hanno scala nelle schede di degustazione, ricorda un topazio per la sua brillantezza. Senza neanche avvicinarlo al naso i sentori di frutta disidratata, di dattero, di fico, di frutta secca, assieme a note di spezie dolci, incenso e caramello, si mischiano con l’uva passa, la zagara, la buccia d’arancia candita: un mondo antico siciliano nel bicchiere. In bocca è profondo, lungo e di grande intensità, stupisce per l’equilibrio, esalta per la spinta gustativa, entusiasma per la bevibilità così facile nonostante gli anni. Senza tempo

 

Le emozioni che ci portiamo dietro dopo questa esperienza sono tante e la bellezza delle persone incontrate e dei vini assaggiati in un contorno così splendido trascende ogni attesa per gli assaggi, ogni difficoltà nella comunicazione nella calca, ogni dispiacere per essere arrivati tardi ad assaggiarne alcuni. Il mondo del vino regala emozioni dietro l’angolo solo a chi ha voglia di mettersi in marcia per scoprirle.

Terra Thuva Toscana Rosso 2010 – Podere il Leccione


Si presenta di rosso rubino con riflessi granati.
Al naso si apre con una spezia preponderante vaniglia burbon, chiodi di garofano e cardamomo segue un deciso sentore di pout-pourri e frutti di bosco in macerazione.
Si chiude con un piccolo cenno di cipria.
Al palato è caldo e bilanciato da una bella freschezza e da un tannino non proprio dei più eleganti.
Finale lungo con rimandi speziati.

Modena Champagne Experience 2017


L’8 e il 9 Ottobre 2017 a Modena si è svolta una delle più grandi manifestazioni mai realizzate sulle bollicine d’Oltralpe.

Modena Champagne Experience, ha chiamato a sé tutti i più grandi importatori d’Italia, nomi del calibro di: Sagna, Velier, Pellegrini, Banfi, Rinaldi, Balan e tantissimi altri. Il tutto immerso nella cornice dell’incantevole Modena, con i suoi tesori architettonici dichiarati patrimonio UNESCO; posizione strategica ideale per poter permettere a tutti gli appassionati di bollicine del centro-nord Italia di fare un breve viaggio di qualche ora.

Al fine di poter raccontare al meglio questo evento, noi di Wonderland abbiamo scelto di partecipare a tutte e due le giornate, così da poter, per quanto possibile, gustare le nuove annate e assaggiare nuovi produttori.

Per riportare l’esperienza vissuta, abbiamo pensato di scrivere un articolo raccontando le tre bottiglie delle tre aziende che ci hanno colpito di più, seguendo la logica organizzativa dell’evento che ha suddiviso i produttori in: Maison Classiche, Côte de Blanc, Vallée de la Marne, Montagne de Reims e Aube.

Tra le Maison Classiche ci ha particolarmente colpito l’azienda Palmer & Co con il suo Amazone composto da solo vini di riserva e tenuto sui lieviti per circa tredici anni. Un vino di un enorme ventaglio olfattivo, in bocca è intenso e cremoso con una piacevole scia sapida in chiusura.
Altra bottiglia da non perdere è La Grande Année Rosé 2005 di Bollinger, un capolavoro enologico. Questa tipologia venne prodotta solo dopo la morte di Madame Bollinger che non amava i rosé. Matura otto anni sui lieviti. In bocca colpisce per la sua avvolgenza e il suo straordinario equilibrio, sicuramente un vino che meriterebbe più di un assaggio per poterlo descrivere.
L’ultima bottiglia che inseriamo in questa categoria è Princes Blanc de Blanc dell’azienda De Venoge. La bellissima bottiglia richiama la forma del decanter, l’uvaggio è solo Chardonnay che riposa sui lieviti per tre anni. In bocca è immediato, piacevole e con un bel finale agrumato-minerale.
In Côte de Blanc abbiamo potuto apprezzare Les 7 Crus di Agrapart composto con i principali Crus dell’azienda: cinque facenti parte della Côte de Blanc e due della Vallée de la Marne. Quasi tutto Chardonnay con solo un 10% di Pinot Noir. E’ uno Champagne di gusto, che lascia una bocca pulita e lo si può apprezzare come aperitivo o semplicemente da solo.
La seconda bottiglia scelta è quella di Pierre Legras con il suo Blanc de Blanc Grand Cru. Un’azienda con 10 ettari di proprietà nel comune di Chouilly. Champagne di grande finezza, colpisce per la sua eleganza già dal primo sorso e con un finale sapido di lunghissima persistenza.
L’ultima che inseriamo in questa categoria è la Cuvée Blanche de Castille di Colin. Il 60% dei vini di riserva è fatto con il metodo ‘solera’ e solo il 40% con i vini d’annata. Questo Champagne regala un assaggio di grande piacevolezza, si apre al naso con una intensa frutta esotica matura per poi regalare in bocca cremose note di pasticceria.
Per la Vallée de la Marne abbiamo assaggiato tre fuoriclasse assoluti.
Stiamo parlando degli Champagne di Dehours & Fils, in particolare ricordiamo Le Generaux che proviene da un vecchio vigneto piantato nel 1979 a sole uve Meunier e che riposa sui lieviti 72 mesi.
L’Ame de la Terre di Francois Bedel che Matura 96 mesi sui lieviti. Sorprende al naso per le delicate note speziate ed in bocca per il suo meraviglioso equilibrio.
Joseph Desruets con il Sous les Clos Premier Cru 2009; Champagne che riposa sui lieviti per 84 mesi. Grande impatto olfattivo di crosta di pane appena sfornato, al palato colpisce la notevole struttura e la nota torbata di sottofondo.
Per le Montagne de Reims abbiamo selezionato i tre migliori sorsi in: Marguet, Paul Bara e Roger Coulon.
Shaman 13 Grand Cru Extra Brut di Marguet è prodotto con le vecchie vigne provenienti dal villaggio di Ambonnay. Champagne con prevalenza Pinot Noir e con un 20% circa di Chardonnay. L’olfatto è raffinato e complesso, in bocca ha una straordinaria profondità e una ricchezza sapida nel finale.
Il Reserve Grand Cru di Paul Bara si apre con un impatto olfattivo che ricorda la crosta del parmigiano, per poi virare sulla frutta candita e bergamotto, in bocca il perlage è sottile e cremoso con una grande freschezza agrumata appagante.
Infine il Reserve de l’Hommée di Roger Coulon. Champagne incantevole il cui nome “L’Hommée” indicava l’antica misura agraria che si basava su quanta vigna un uomo riusciva a lavorare in una giornata. Elegante la dinamica gustativa, con ritorni di brioche e spezie.
Avremmo voluto dare anche i tre nomi dell’Aube, ma per questa sessione di Modena Champagne Experience non c’è stato il tempo, pertanto, sperando che questi consigli vi saranno utili, attendiamo con ansia il prossimo anno.
Santé!

 

 

 

Il tartufo che non c’è


Alba è, per me, da oltre dieci anni, sinonimo di tartufo. Bianco, certo. La fiera internazionale che si tiene ogni autunno è una galleria di prelibatezze del territorio affacciata sull’affascinante palcoscenico dei tartufai e delle aste. Quest’anno, tuttavia, nonostante la buona volontà della rodata organizzazione, di tartufo ce n’è davvero poco. In asta oggi (14 ottobre) il prezzo è 500 euro per 100 grammi e i cercatori giurano che andrà a salire. La terra di Langa è secca, i cani non riescono a scavare. Quand’anche piovesse, mi spiegano, i tuberi si formano già durante l’estate, quindi, ora c’è ben poco da sperare. E poi ci sono altri spettri, legati soprattutto all’ingresso in Italia di tartufi importati dall’est e perfino dalla Cina, raccolti in terreni ad alto rischio di contaminazione da metalli pesanti. Pochi, piccoli, cari ma pur sempre profumatissimi. Una delizia per il naso prima ancora che per il palato. Per questa volta mi accontento di un tartufino da venti euro, giusto per godere con mia figlia di quei cinque minuti di aromi straordinari che arricchiranno i nostri tajarin domenicali. Per fortuna c’è tutto il contorno che va dai formaggi, ai salumi, alle nocciole (straordinaria la torta fatta senza farina), alle paste fresche e, naturalmente, al vino. Mi soffermo all’enoteca, un po’ caotica, per poi ripiegare sui produttori. Incontro, in particolare, i ragazzi dell’Istituto Enologico Statale Umberto I di Alba, che hanno vigne e cantine proprio in città. Ben riuscito il Barolo Castello 2009, dal territorio di Grinzane. Proseguendo incontro una nostra vecchia conoscenza, Gabriele Baldi, che mi racconta di una vendemmia parca ma di qualità e mi offre il loro sempre piacevole Moscato d’Asti 2016 e la sua versione passita Orocolato.
Soddisfazione parziale, insomma e anche una certa preoccupazione per questo clima impazzito. La qualità e le eccellenze del nostro territorio sopravviveranno, non ho dubbi, ma a quale prezzo?