Al Gin Day di Milano con Bruno Vanzan


Sento la sveglia ruggire, guardo il telefono e vedo “domenica 10 settembre”; mi alzo con un balzo, stile servizio militare, poi inizia la ricerca del caffè. Mi preparo. Oggi sarà una lunga giornata. Victor Vicquery dell’AIBES Valle d’Aosta ha organizzato la trasferta al Gin Day di Milano; non potevo mancare. Le mie conoscenze in questo campo sono “amatoriali”: è quindi l’occasione giusta per capire, perché il Gin è così di moda.

Alle 13:00 siamo in via Giacomo Watt 15 a Milano. Strappato il biglietto d’ingresso (10€), entriamo ed iniziamo un primo tour tra gli stand. La fiera è separata in due parti: I Gin italiani e i Gin Esteri.

Durante la fase di ricognizione abbiamo la fortuna di conoscere Marco Bertoncini e Giacomo P. Camerano. Iniziamo la conversazione e capiamo subito che abbiamo davanti due esperti, in seguito scopriremo che curano il sito “ilgin.it”.

Ci parlano della storia del Gin e della stampa di William Hogarth del 1751 intitolata “Beer Street and Gin Lane”. Lascio agli interessanti l’approfondimento dell’aspetto storico, molto affascinate, ma troppo articolato in questa sede. Poi arriva il momento di congedarci, li salutiamo, ma conserviamo gelosamente i loro consigli sui gin d’assaggiare.

Iniziamo la degustazione negli stand che offrono prodotti nazionali:

  • Z44 Gin : nasce nelle Distillerie Roner di Termano in provincia di Bolzano. È aromatizzato con diverse botaniche, ma sono le pigne del Pino Cembro che dominano il distillato. Il risultato è un Gin mentolato e fresco, ideale nel periodo estivo.
  • Solo Wild Gin : la tappa successiva è l’azienda Pure Sardinia che realizza questo Gin con una sola botanica: le bacche di ginepro. Ha un sapore verticale – paragonabile ad uno spumante di Pinot Nero in purezza – con un retrogusto di macchia mediterranea. La scritta “Wild” in etichetta non è stata data a caso.
  • Gin Marconi 46 : la Poli Distillerie, azienda veneta che include nelle botaniche classiche l’uva moscato. In bocca è rotondo e delicato, un prodotto che strizza l’occhio al mondo femminile.

Arriviamo ai Gin esteri e il rappresentante della Bombay ci presenta tutta la loro gamma:

  • Bombay London Dry Gin : entry level dell’azienda
    Bombay Sapphire : successo mondiale negli anni 80, fiore all’occhiello dell’azienda.
    Bombay Sapphire East : è una rivisitazione del Bombay Sapphire, ma con l’aggiunta di 2 botaniche: il pepe thailandese e il lemongrass (citronella)
    Star of Bombay : è stato creato nel 2015 con 47,5% di alcool. Per una valutazione oggettiva consiglio di allungarlo con acqua o una tonica!
  • Silent Pool : è prodotto nella contea di Surrey, a 100 km da Londra. È composto da 24 botaniche, il risultato è sorprendente, è un gin ricercato. Si presenta molto floreale e delicato, con una punta di camomilla.
  • Monkey 47 : arriva dalla Germania, il numero 47 si riferisce alle botaniche utilizzate per aromatizzarlo. La sua peculiarità è che viene usato alcool di melassa (usando la canna da zucchero) e non l’alcool di cereali come negli altri gin. Il risultato è complesso, qui ci vuole tempo per apprezzare le sfumature. Un gin da meditazione.
  • Thomas Darkin Gin : creato dal master distiller Joanne Moore, è pura seta. Sembra la condensazione della “part des anges”!
  • Hendrick’s : al loro stand ti accoglie un’hostess che prende i tuoi dati e ti fa accomodare in un salotto, ti trattano come se stessi volando con la loro compagnia aerea. Ti propongono 4 cocktails con il loro Gin. Poi ti ritrovi a 10.000 metri di quota, e chiedi allo stewart a che ora è previsto l’atterraggio.

La nostra esperienza milanese volge al termine, ma qui le sorprese sono sempre dietro l’angolo.

Vediamo in lontananza Bruno Vanzan che sale sul palco per raccontare la genesi del “Sushi Martini” premiato a Tokyo come miglior cocktail al mondo 2016. Seduti in platea veniamo investiti dall’energia di questo ragazzo classe 1986. Sono 50 minuti di fuoco, dove ripercorre le fasi della sua vita, ricorda le prime gare per bartender, spiega dove nasce l’idea di un cocktail vincente…

Poi prepara il Sushi Martini per tutta la sala ed esclama:

“quello che dico ai giovani che vogliono intraprendere questo mestiere è che le gare sono importanti, è fondamentale trovare gli ingredienti giusti per impressionare i giudici di gara, ma alla fine quando si LAVORA e devi preparare un aperitivo per un congresso con 1000 persone, le mani le devi MUOVERE!”

E qui scatta la “standing ovation”, per un evento organizzato benissimo che ti fa prendere coscienza che dietro questo liquido trasparente c’è un lavoro immenso.

Osteria #trenitalia


Dopo mezza settimana da pendolare sul frecciarossa Torino-Milano, posso fare un solo appunto al servizio? Non mi riferisco al ritardo quasi sistematico dei convogli in partenza da Milano Garibaldi… È qualcosa di più sottile e, per me, meno comprensibile. Nell’area silenzio passa, infatti, il carrellino del catering, accompagnato da simpatici Gianni e Pinotto nostrani, con annesse gag e voce sopra tono. Non mi scandalizzo, certo, è l’Italia! Però… Siamo ancora lontani dallo standard un po’ asettico del ‘something to drink’ delle assistenti di volo. Un bene o un male? Non saprei.

Gli insofferenti


Comodamente seduto in frecciarossa di ritorno da un pomeriggio tra amici non lontano da Milano, assisto abbastanza sconcertato alle parole pesanti dei passeggeri, scaldatisi immediatamente a causa di una frenata imprevista. Il treno aveva un evidente problema ai freni e si è dovuto riavviare tutto da capo. Venti minuti di ritardo, più o meno. Mi chiedo perché tanta insofferenza. Se si viaggia si deve necessariamente convivere con piccoli guasti e ritardi e, francamente, non me la sentirei proprio, almeno in questo caso, di inneggiare all’ennesimo disservizio. Sarà che è domenica sera, che un Milano-Torino costa trenta euro, che siamo tutti un po’ esauriti e stressati per come va questo nostro mondo… Ma quanta insofferenza!

La riscossa dei facchini


Wagon Lits

Wagon Lits (Photo credit: jmiguel.rodriguez)

Ve li ricordate? Affollavano un tempo le banchine delle nostre stazioni, subalterni pronti a prendere i bagagli delle signore dai finestrini dei Wagon-Lits. Una scena “interbellica”, da “anni venti”, insomma…

No, strano ma vero, Frecciarossa Roma-Torino in arrivo alle 13.50 di oggi alla Stazione Centrale di Milano (noi si tornava da Milano a Torino). Ed ecco riproporsi la scena, la stessa – o quasi – di novant’anni fa: schiere di facchini affollano il marciapiede presso il binario 10, quello delle Frecce.

Di dove compaiano è un mistero, sicuramente però arrivano dall’India, dal Maghreb, dalla Romania. Tentano disperatamente di accaparrarsi i bagagli di chi scende, frettoloso, dall’alta velocità.

Certo è che non sono “regolari”. Forse sono perfino caduti in un nuovo racket, quello dei “facchini”, dopo quello già rodato delle “rose al ristorante”.

La gente li snobba, tutti, in fondo, hanno ormai le rotelle sotto le valigie e le signore dela “Belle Epoque” non scendono più dai Wagon-Lits, che, nel frattempo, non esistono nemmeno più.

Una città vivibile


Palazzo Carignano, Torino, (Italy).

Image via Wikipedia

Essendo cresciuto in metropoli immense, sconfinate e, a dirla tutta, abbastanza inefficienti, sono portato a considerare Torino una città quasi a misura d’uomo.

La realtà urbana di questa città, già di per sè regolare per quanto riguarda l’originaria pianificazione urbanistica sabauda (e forse grazie ad essa), è tale da rendere “la vita un po’ più semplice” a chi ci vive.

La scelta di abitare in centro gioca ancor di più a favore della tesi.

Quello che ci emoziona ogni volta è il fatto di poter raggiungere la vicina collina torinese o le montagne delle valli di Lanzo in tempi estremamente ragionevoli.

Perfino la scelta di spostarsi di più e andare in Provenza o a Milano per un pomeriggio diverso dall’ordinario può non risultare una follia.

A tirar le somme, siamo soddisfatti e cominciamo a sentire un certo senso di appartenenza a questa città.