Sarvam duhkham, sarvam anityam


Bamiyan Buddha before Taliban destruction

Bamiyan Buddha before Taliban destruction (Photo credit: james_gordon_losangeles)

“Tutto è dolore, tutto è transitorio” diceva il Buddha ben prima dell’amato motto eracliteo “Panta rei” da me spesso citato.

La vita scorre come un fiume (questo lo diceva Eraclito, non Siddharta Gautama…) e non bastano le moderne illusioni contemporanee della programmazione neurolinguistica a fare luce su quell’infinito e complesso patrimonio interiore che abbiamo in noi.

Poi torniamo alla vita reale, quella di tutti i giorni, del lavoro, dei rapporti interpersonali, dove tutto è concretezza, dalle azioni fino anche ai pensieri e nulla è “maya”…. o forse tutto è maya, apparenza (come, in fondo, lo erano perfino i grandi Buddha di Bamiyam, fatti saltare dal “materialismo” talebano).

Le dottrine orientali – ma anche, benché in forma un po’ meno essenziale, il nostro “locale” Cristianesimo – ci assicurano della necessità del distacco per andare “su di livello”, quasi fosse una sorta di gioco su uno di quegli smartphone di cui non riusciamo più a fare a meno.

E, intanto, il mondo attorno a noi riecheggia di voci vuote, di pragmatismi e superficiali utilitarismi che denotano e sanciscono in sostanza – vedi queste orribili campagne elettorali dei nostri anni – la fine di una società che, forse fin dall’epoca del caro vecchio Platone, si è fondata sull’idealismo.

Elettrodipendenti


Voltaic pile Italiano: Pila di Volta - foto sc...

Voltaic pile Italiano: Pila di Volta – foto scattata a Explorazione, Treviglio (BG) (Photo credit: Wikipedia)

Un’amica mi avvisa, ieri sera, che oggi la fine del mondo non ci sarà.

 

Ci sarà – così le assicura la maestra della figlia – un black out elettrico globale di tre giorni, causato da non meglio precisate congiunzioni astrali.

 

Discutendo oltre con altre persone, mi accorgo che assai pochi si rendono conto che, forse la millantata pioggia di meteore da apocalisse supposta per coronare la fine del mondo Maya è poca cosa, per il mondo di oggi, rispetto ad un black out globale.

 

Basti pensare alle ripercussioni immediate sulla vita corrente (che gioco di parole….): si spegnerebbero, anche se solo per tre giorni, ospedali, banche, frigoriferi.

 

Quante persone rimarrebbero colpite dalla catastrofe? Sei miliardi su sette? Chi resterebbe? Qualche centinaia di milioni di indiani e qualche tribù del Centrafrica e forse, anche Heidi e suo nonno, lassù sull’Alpe svizzera (ammesso che ancora esista questa tipologia abitativa in modo elettroautonomo).

 

Morale? Siamo elettrodipendenti. Niente di più, niente di meno.

 

Uno spunto serio di riflessione, temo…

 

Alla vigilia della fine del mondo


E se il mondo non “finisse” ma “cambiasse”? In fondo, la nostra percezione apocalittica è necessariamente connessa con la visione occidentale di un avvenimento definitivo, come lo vedeva goliardicamente il Belli nell’indimenticabile sonetto romanesco. E se, invece, si trattasse di una trasformazione inesorabilmente lenta, eppure pervasiva, del nostro mondo, del nostro essere?

Il 2012 e l’Entropia


Maya Relief of Royal Blood Letting

E se i Maya non avessero sbagliato data?

In fondo quanti se lo stanno domandando, ultimamente… Cosa succederà davvero dopo il solstizio d’inverno del prossimo anno per ora non ci è dato saperlo. La comunità scientifica esclude meteoriti e comete. Escludiamo l’Armageddon, insomma.

Eppure, complice la crisi economica che ci attornia, siamo tutti inconsciamente inquieti. Beh, mia moglie dice: “dài, a Gennaio 2013 si abbatteranno i prezzi per forza di cose (la gente si guarderà bene dal prenotare una vacanza!) e ci faremo una bella settimana bianca sull’Alpe di Siusi!”

Italiano: foto personale dicembre 2008

Image via Wikipedia

Ieri, tuttavia, ho avuto l’ennesima conversazione fuori dal coro con il mio amico S e ci siamo – scherzando, s’intende – comunicato questa nostra inquietudine sottile. Ripeto, lungi dall’essere paura, si tratta piuttosto di una incertezza di fondo, aggravata da un momento economico poco chiaro in cui, a mio avviso, occorrerà prendere presto o tardi una posizione.

Nel frattempo abbiamo farneticato, come al solito, da vecchi matematici quali siamo, parlando di “nuove venute”, contesi tra viaggi messianici ed extraterrestri. Perché i Maya fanno finire il calendario il prossimo inverno? Cosa dovrebbe avvenire o, piuttosto, chi potrebbe arrivare?

Deutsch: Kafarnaum, See Genezareth English: Ca...

Image via Wikipedia

E se si trattasse di un’apocalittica “seconda venuta”? Insomma, l’esistenza di un “logos” non umano che ha permeato l’umanità, in epoche antiche così come nella Galilea di duemila anni fa. Lecito dunque, mischiare il Sacro col Profano?

E se poi immaginassimo che fosse possibile viaggiare fuori dalle dimensioni spazio-temporali a cui siamo abituali a riferirci? Facile a dirsi per noi, matematici. Un’altra dimensione basterebbe a creare un tunnel per abbreviare le distanze spazio-tempo.

Certo c’è l’entropia, questa benedetta entropia positiva! Chissà, magari sbagliamo anche la concezione topologico-algebrica e con un numero adeguato di dimensioni anche l’entropia potrebbe invertire segno.

English: Black Hole Entropy equation

Image via Wikipedia

Misteri di una matematica nata e cresciuta per affiancare fenomeni osservabili con l’umanità dei nostri occhi. Una matematica viziata, insomma, da una sua impurità intrinsecamente connessa alla sua strumentalità.

Alla fine, qualunque cosa succeda, sempreché succeda, chiunque arrivi sempreché arrivi, nulla in verità cambia per noi: continueremo nella nostra difficoltà di svincolarci nel pensiero e nelle azioni da una mentalità diffusamente ottusa.

Preferisco fantasticare in questo modo un po’ assurdo.