Gli anni passano. Romania di qualche tempo fa.


Mi sono trovato a rileggere un mio post (http://pierluigimodesti.it/2005/02/21/tra-sviluppo-e-poverta/) risalente

Crossing Danube from Romania to Bulgaria

Crossing Danube from Romania to Bulgaria (Photo credit: brewbooks)

addirittura al lontano 2005. Scrivevo dello stare in bilico tra sviluppo e povertà che caratterizzava (e purtroppo caratterizza tuttora) la Romania. Adoperavo parole come speranza ed indignazione.

Parole ancora molto attuali. Più di tutto c’è, però, a distanza di tanti anni, un sincero rammarico dettato dalla consapevolezza che si sarebbero potute intraprendere molte strade costruttive e non lo si è fatto, nella convinzione che il denaro sia l’unico indicatore della ricchezza, senza rendersi conto che, invece, solo con uno sviluppo coerente, diffuso e in grado di garantire una distribuzione equa delle risorse (comprese quelle finanziarie), è possibile ottenere risultati di crescita organica.

La mano di Bruxelles dietro il nuovo governo della Romania?


Victoria Palace

Image via Wikipedia

Caduto dall’oggi al domani il governo di Emil Boc, forse per le manifestazioni di piazza ma più probabilmente per le pressioni politiche interne ed internazionali, anche in Romania arrivano, a quanto pare, le ingerenze di Bruxelles. In modo assai diverso da quanto avvenuto in Italia con Monti, però, perchè il nuovo primo ministro designato da Traian Basescu è nientemeno che il capo dei servizi segreti esterni…

Insomma, così come l’Unione Europea ha ritenuto Monti opportuno per la credibilità economica dell’Italia, ecco che ora sembra proporre Mihai Razvan Ungureanu, un diplomatico, in fin dei conti, come colui che potrebbe riportare un po’ più in alto l’opinione generale su un Paese, la Romania, appunto, vittima di pregiudizi ma anche di giudizi negativi fondati.

Quello che mi risulta difficile da comprendere è, tuttavia, come possa un uomo esterno a partiti ed altre lobby economico-finanziarie creare un governo composto di ex ministri, molti dei quali corrotti e comunque coinvolti in scandli mondani.

 

Bagna Caoda: rito antico di condivisione e convivialità


Ristorante del Monferrato Cannon d'OroNon è tanto questione di pietanza, di cucina e, forse, neppure di tradizione: la Bagna Caoda rappresenta uno di quei rari eventi che rinvigoriscono la labile fiamma del focolare domestico. Certo, è necessaria la presenza di una buona cerchia di persone per goderne appieno.

Appunto ieri sera, complice la presenza di gran parte delle nostre famiglie con l’occasione del Natale appena trascorso, ho deciso di tentare di appropriarmi di questo rito, assai lontano dalle mie tradizioni e da quelle di mia moglie.

Questa salsa di aglio e acciughe, il cui struggersi nell’olio è già di per sé un rito, raduna intorno alla tavola l’allegria di persone che si aprono ad un dialogo così umano mentre, in assoluta semplicità, vi inzuppano cardi stufati, rape e peperoni.

Un bicchiere di bonarda ci ha allietato nel corso del rito. Essenziale, per poter godere di un calore antico, quasi dimenticato: quello della famiglia, delle serate conviviali ove in primo luogo tutto andava condiviso con i commensali, un po’ come le antiche polente venete “con i osei scapati”, come di diceva in tempi di magra.

E in fondo, anche la Bagna Caoda è un piatto povero: radici invernali intinte in olio, aglio e acciughe salate. Non il “bue grasso”, non bolliti, agnolotti, lasagne.

Tutto questo, per cercare di riscoprire una dimensione che stiamo abbandonando a causa della freneticità della nostra società, la dimensione delle relazioni familiari e del loro lessico un po’ desueto, del calore di un abbraccio esteso ad un convito forse umile e dimesso eppure profondamente vero, pur nella riscoperta di tradizioni che non ci sono mai appartenute ma che il legame ad un nuovo territorio, quello piemontese, ci sta permettendo di far proprie.

Al di là di tutto, ancora una volta mi rendo conto che sto ponendo l’accento sul nostro essere cittadini del mondo nel rispetto delle tradizioni e della produzione locale.

Il 2012 e l’Entropia


Maya Relief of Royal Blood Letting

E se i Maya non avessero sbagliato data?

In fondo quanti se lo stanno domandando, ultimamente… Cosa succederà davvero dopo il solstizio d’inverno del prossimo anno per ora non ci è dato saperlo. La comunità scientifica esclude meteoriti e comete. Escludiamo l’Armageddon, insomma.

Eppure, complice la crisi economica che ci attornia, siamo tutti inconsciamente inquieti. Beh, mia moglie dice: “dài, a Gennaio 2013 si abbatteranno i prezzi per forza di cose (la gente si guarderà bene dal prenotare una vacanza!) e ci faremo una bella settimana bianca sull’Alpe di Siusi!”

Italiano: foto personale dicembre 2008

Image via Wikipedia

Ieri, tuttavia, ho avuto l’ennesima conversazione fuori dal coro con il mio amico S e ci siamo – scherzando, s’intende – comunicato questa nostra inquietudine sottile. Ripeto, lungi dall’essere paura, si tratta piuttosto di una incertezza di fondo, aggravata da un momento economico poco chiaro in cui, a mio avviso, occorrerà prendere presto o tardi una posizione.

Nel frattempo abbiamo farneticato, come al solito, da vecchi matematici quali siamo, parlando di “nuove venute”, contesi tra viaggi messianici ed extraterrestri. Perché i Maya fanno finire il calendario il prossimo inverno? Cosa dovrebbe avvenire o, piuttosto, chi potrebbe arrivare?

Deutsch: Kafarnaum, See Genezareth English: Ca...

Image via Wikipedia

E se si trattasse di un’apocalittica “seconda venuta”? Insomma, l’esistenza di un “logos” non umano che ha permeato l’umanità, in epoche antiche così come nella Galilea di duemila anni fa. Lecito dunque, mischiare il Sacro col Profano?

E se poi immaginassimo che fosse possibile viaggiare fuori dalle dimensioni spazio-temporali a cui siamo abituali a riferirci? Facile a dirsi per noi, matematici. Un’altra dimensione basterebbe a creare un tunnel per abbreviare le distanze spazio-tempo.

Certo c’è l’entropia, questa benedetta entropia positiva! Chissà, magari sbagliamo anche la concezione topologico-algebrica e con un numero adeguato di dimensioni anche l’entropia potrebbe invertire segno.

English: Black Hole Entropy equation

Image via Wikipedia

Misteri di una matematica nata e cresciuta per affiancare fenomeni osservabili con l’umanità dei nostri occhi. Una matematica viziata, insomma, da una sua impurità intrinsecamente connessa alla sua strumentalità.

Alla fine, qualunque cosa succeda, sempreché succeda, chiunque arrivi sempreché arrivi, nulla in verità cambia per noi: continueremo nella nostra difficoltà di svincolarci nel pensiero e nelle azioni da una mentalità diffusamente ottusa.

Preferisco fantasticare in questo modo un po’ assurdo.