Storie di lupi


LR²H

LR²H (Photo credit: Ahef)

Dedito alla mia missione di papà, mi capita sovente di leggere fiabe a mia figlia. Come probabilmente tutte le bimbe, ne è entusaista: le ascolta senza battere ciglio e cerca sempre di farsi raccontare le classiche Cenerentola, Biancaneve e Cappuccetto Rosso.

Cappuccetto Rosso, appunto, un’originale di Perrault di metà del seicento, fiaba arguta per giovinette, snaturata dall’obbligatorio happy end del romanticismo degli ottocenteschi fratelli Grimm.

Lo dico, perché nell’originale seicentesco, di cacciatori non ce ne è neanche l’ombra: il lupo mangia la nonna e la ragazzina (non senza averci dormito insieme). Lo scopo di Perrault era, insomma, di mettere in guardia le ragazzine dalle avances degli uomini maturi e lo faceva senza mezzi termini.

La lettura comune della fiaba, invece, tende a suscitare, secondo me, idee molto diverse, a cominciare dalla paura del lupo, “meglio non fidarsi del prossimo”, che è stata talvolta letta in modo estremamente letterale – uccidiamo tutti i lupi, ché mangiano le pecore.

Non è mia volontà essere animalista a tutti i costi, ma se andiamo a guardare bene, il lupo, povero, caccia piccoli animali del bosco, si avventura abbastanza di rado in branco per prendere, al più, un agnello dal gregge. Noi uomini siamo, prima di tutto, molto più sadici, con gli animali: un lupo non taglierebbe mai il corno di un rinoceronte, ad esempio, per rinvigorire magicamente il proprio sesso…

Piuttosto, mi torna in mente il Poverello d’Assisi che, come narra l’agiografia popolare de i Fioretti, non si fece indietro di fronte al lupo di Gubbio e lo affrontò con la parola.

Perché è il confronto fatto attraverso la parola che fa la differenza tra uomo e bestia, non la capacità di schivare l’avversario, demonizzandolo e, peggio, vendicandosene come fanno le care Cappuccetto Rosso e sua nonna, intente a riempire di pietre lo stomaco del malcapitato aguzzino.

Preferisco, di gran lunga, leggere a mia figlia le storie di Sepùlveda, ad esempio, oggettivamente costruttive sul piano dell’insegnamento della convivenza sociale e dell’accettazione solidale del prossimo.

Purtroppo, però, noto che i bimbi non le preferiscono, queste storie moderne, bersagliati, come sono, da un marketing pressante che, benché forse in modo non voluto, tuttavia riporta sempre in auge la noncultura della contrapposizione e talvolta dell’odio e troppo di rado quella della cooperazione e dell’amore.

Biancaneve o la metafora del regno


Ambrogio Lorenzetti, The Allegory of Good Gove...

Ambrogio Lorenzetti, The Allegory of Good Government, Palazzo Publico, Siena. (Photo credit: Wikipedia)

Eccoci ancora alle prese con un film “natalizio” Disney, una Biancaneve d’eccezione con Julia Roberts nel ruolo della matrigna.

Questa rilettura insolita e meno patetica della melenza fiaba dei Grimm, ne trafigge mortalmente la misoginia che la contraddistingue, mostrandoci finalmente una Biancaneve che si riscatta dimostrando intelligenza e doti non esclusivamente domestiche (vi ricordate la principessa del cartone anni ’40 alle prese con le faccende di casa dei nanetti?).

A proposito, anche i nani perdono la loro connotazione buonistica e si avvicinano di più a qualcosa di realistico.

Ma la cosa che maggiormente mi ha stupito è quella che ho voluto definire “metafora del regno”: vivere – ovvero regnare – è un lavoro duro e presuppone la volontà di percorrere un sentiero in salita senza sotterfugi né “incantesimi” come, per l’appunto, fa la matrigna che, si badi bene, non è propriamente “cattiva”, quanto piuttosto avida, superba e, allo stesso tempo, spiantata.

La vittoria di Biancaneve sulla matrigna rappresenta, perciò, una sorta di rivincita del “buongoverno” sul “malgoverno”, quasi fossimo, più che di fronte al castello del logo della Buenavista, davanti al ben più antico e spettacolare ciclo di Ambrogio Lorenzetti nella Sala dei Nove del Palazzo Pubblico di Siena.

 

Biancaneve e il web reputazionale


Ho avuto occasione di vedere uno di quei film cosiddetti “natalizi” che la televisione via cavo propone alle famiglie. Si tratta di “Biancaneve e gli 007 nani“, titolo ambiguo che traduce l’inglese “Happily N’Ever After 2“, film del 2009.

Si tratta di una psichedelica e modernista versione di animazione tridimensionale del classico Grimm-Disney con le voci di Jerry Calà e Antonella Clerici. La critica non l’ha ben giudicata e anche a me non sembra sia una grande opera.

Tuttavia, qui non parliamo in genere di cinema bensì di web, ed ecco, allora, che appare una “chicca” che merita condivisa con voi lettori.

Insomma, ricordate la fiaba originale? Beh, qui ci sono dei cambiamenti. Innanzi tutto Biancaneve è una principessa assai snob e molto modaiola. E poi, e questo ci interessa molto, la mela stregata non la fa addormentare! Anzi, le fa fare una videoconferenza a sua insaputa in cui sparla di tutti i fiabeschi abitanti del magico reame.

Morale? Biancaneve perde la propria reputazione e, quel che è peggio, mina quella costruita in anni di opere buone dalla defunta madre.

Per la cronaca, la psichedelica Biancaneve si redimerà con nuove opere buone e nuovi fatti concreti (poca roba, a dir il vero) grazie all’aiuto dei nani.

Così è il web di quest’era: il web reputazionale. Costruiamo il nostro brand, o lo ricostruiamo, come fa Biancaneve, a passi lenti e coerenti per ottenere il nostro posto sulla rete e, di conseguenza, nel mondo reale.

Itinerario della Mente verso il Web: Biancaneve e il web reputazionale


Happily N'Ever After 2: Snow White Another Bit...

Image via Wikipedia

Ho avuto occasione di vedere uno di quei film cosiddetti “natalizi” che la televisione via cavo propone alle famiglie. Si tratta di “Biancaneve e gli 007 nani“, titolo ambiguo che traduce l’inglese “Happily N’Ever After 2“, film del 2009.

Si tratta di una psichedelica e modernista versione di animazione tridimensionale del classico Grimm-Disney con le voci di Jerry Calà e Antonella Clerici. La critica non l’ha ben giudicata e anche a me non sembra sia una grande opera.

Tuttavia, qui non parliamo in genere di cinema bensì di web, ed ecco, allora, che appare una “chicca” che merita condivisa con voi lettori.

Insomma, ricordate la fiaba originale? Beh, qui ci sono dei cambiamenti. Innanzi tutto Biancaneve è una principessa assai snob e molto modaiola. E poi, e questo ci interessa molto, la mela stregata non la fa addormentare! Anzi, le fa fare una videoconferenza a sua insaputa in cui sparla di tutti i fiabeschi abitanti del magico reame.

Morale? Biancaneve perde la propria reputazione e, quel che è peggio, mina quella costruita in anni di opere buone dalla defunta madre.

Per la cronaca, la psichedelica Biancaneve si redimerà con nuove opere buone e nuovi fatti concreti (poca roba, a dir il vero) grazie all’aiuto dei nani.

Così è il web di quest’era: il web reputazionale. Costruiamo il nostro brand, o lo ricostruiamo, come fa Biancaneve, a passi lenti e coerenti per ottenere il nostro posto sulla rete e, di conseguenza, nel mondo reale.