Il viaggio – Capitolo 4


I cinque giorni successivi, li trascorsero a Buenos Aires senza neppure mettere fuori dall’alberghetto di periferia che si erano scelti per risparmiare. Il viaggio, sempre più alle porte, li ossessionava realmente.

E invece, contro le loro aspettative, il volo di ritorno – anzi, i due voli, dato che anche per tornare avevano scelto di viaggiare separati – fu eccellente.

Antonio giunse prima, Isabella dopo sei ore, vissute, evidentemente, con grande angoscia dal marito.

Nulla era successo, “stupida vecchia visionaria… potevamo goderci la vacanza e invece….”

Rinaldo era di nuovo lì, pronto a riaccompagnarli a casa.

Anche il viaggio in macchina fu ottimo.

Un sole splendente li accolse all’arrivo nella loro città, un bellissimo sole autunnale.

La macchina si accostò al marciapiede di fronte a casa. Scesero e si diressero verso il portone. Rinaldo avrebbe provveduto ai bagagli.

Un camioncino azzurro invase la mezzeria e piombò su di loro, senza possibilità di scampo.

La vita… oggi c’è, tra una settimana chissà…

Il viaggio – Capitolo 3


Quattro ore d’anticipo, tanto per essere sicuri. Giunti in aeroporto l’ansia li assalse, nonostante avessero provato e riprovato ogni possibilità nei minimi particolari, quasi fosse la prima di un’opera lirica.

E dire che, a scanso di equivoci ed imprevisti, c’erano stati anche il giorno prima, in aeroporto e, quella mattina, avevano costretto di fatto il povero Rinaldo a seguirli.

Contrariamente ad ogni previsione, tuttavia, il viaggio fu ottimo, senza il minimo contrattempo, senza alcun problema.

Buenos Aires li accolse allegramente con il sole della primavera australe.

Sfoggiando un’improbabile abbigliamento d’altri tempi, Isabella ed Antonio si ritrovarono ben presto nell’auto che le suore di Rosario avevano fatto arrivare al terminal per portarli in poche ore fino alla cittadina, percorrendo controcorrente le ultime centinaia di chilometri del Rio de la Plata.

La visita fu alquanto strana.

La vecchia suora cieca, più che un’inferma, sembrava una visionaria, qualcosa di discutibile, evidentemente esaltata.

Aveva un chiaro ascendente su tutte le suorine del monastero.

Il colloquio fu brevissimo. Anzi, fu tutt’altro che un colloquio.

La vecchia suora, con gli occhi aperti e opachi non fece altro che sfarfugliare frasi sconnesso. Poi, improvvisamente disse, con voce grave:

“Sorella… Fratello! La vita è una donna… se non la sfidate non vi si concederà e sparirà…. perché oggi c’è, tra una settimana non più. Peggio per voi!”

Le altre suore fecero subito dopo uscire i due visitatori. Nessun saluto, nessun abbraccio.

Isabella e Antonio rimasero turbati, atterriti. Perché aveva parlato di una settimana? Che sarebbe successo dopo una settimana?

“L’aereo! Ecco cosa succederà tra una settimana…. Che disgrazia! Cadrà l’aereo! Di sicuro!”

Lasciarono Rosario già l’indomani.

Il viaggio – Capitolo 2


– Ma siamo matti? Io su un aereo? Mai! Troppo pericoloso! – sbottò Antonio – E se cadesse? Moriremmo entrambi! –

Decisero di andare, per quanto il biglietto costasse non poco. Ma Antonio aveva visto la vecchiaia della moglie e ne aveva ricevuto una strana sensazione. Gli sembrava che quel viaggio fosse una sorta di “atto dovuto”.

In ogni caso, non fu proprio facile trovare aerei diversi ma, alla fine, riuscirono a prendere i biglietti all’agenzia sul vialone.

Non avevano mai viaggiato, né insieme, né separati. Figuriamo ci iniziare ora, a settant’anni.

L’aeroporto, questo misterioso sconosciuto. Antonio aveva cercato di prevedere tutto il prevedibile, si era informato da parenti e conoscenti più avvezzi di lui a prender l’aereo (non che poi ce ne fossero davvero molti).

In compagnia di Rinaldo, rappresentante di penne a sfera che era stato una volta a Santo Domingo per una vacanza premio, mise per iscritto ogni possibile dettaglio, cercando di trovare le soluzioni a tutti i potenziali (ed imprevedibili) imprevisti.

Il viaggio – Capitolo 1


Isabella ed Antonio, seduti una di fronte all’altro nella piccola cucina dell’appartamento di periferia, stavano con il libro mastro del negozio aperto in mezzo a loro, sotto la luce biancastra del neon.

– Ci siamo – cominciò il marito, grosso e canuto, arricciando il naso – domani si chiude – .

Isabella, settant’anni appena compiuti come il marito, aggrottò la fronte rassegnata.

L’incertezza del futuro, l’età, gli acciacchi… Certo era che qualche soldino da parte c’era e i figli, quelli no, il buon Dio non glie li aveva dati quando avrebbero voluto e, quando era capitato si erano sentiti vecchi e inadeguati e li avevano rifiutati.

La pensione è, per i commercianti ben più che per gli altri lavoratori, un momento penoso: una vita investita nel far stare in piedi un affare, un negozietto sulla traversa deserta di un vialone di transito.

Quando avevano aperto la copisteria all’angolo era stato il tracollo. E dire che avevano sperato che la nuova sede universitaria avrebbe risollevato la loro situazione.

Niente da fare, invece. Inutile provare a rinnovarsi. Erano gente d’altri tempi, incapaci di rimettersi in gioco, ora, alla loro età e, probabilmente, non l’avrebbero fatto nemmeno a trent’anni.

Che fare ora?

Isabella avrebbe voluto tanto ritrovare la sorella, partita quarant’anni prima per l’Argentina per amore del vicino emigrato e poi ne aveva perso le tracce. Le scrisse all’unico indirizzo che aveva, risalente all’epoca della sua partenza.

Inaspettatamente, dopo circa un mese da quando la saracinesca della cartoleria era stata serrata per sempre, giunse una lettera che non era la solita bolletta del gas o della luce.

L’esotico francobollo sudamericano fece trasalire la donna. Aprì con il batticuore e iniziò a leggere.

La missiva proveniva dal convento delle carmelitane di Rosario, a trecento chilometri da Buenos Aires. Chi scriveva, in un discreto italiano, era la Madre Superiora e spiegava ai destinatari della missiva che Suor Maria José, al secolo Margherita Focchiardo, giunta in Argentina nel peccato, aveva ritrovato la strada della fede grazie al provvidenziale incontro con la vita monastica ed ora, cieca ed inferma, avrebbe anch’ella desiderato molto di poter riabbracciare la sorella.