L’importanza di un nome


Image of Io taken by the Galileo spacecraft

Image of Io taken by the Galileo spacecraft (Photo credit: Wikipedia)

“Io non saprei proprio dire ch’io mi sia”, diceva, rassegnato, il pirandelliano Mattia Pascal, al termine del suo paradossale racconto.

Stamattina, accompagnando mia figlia alla scuola materna, ho avuto non poche difficoltà a causa del rifiuto di lei di entrare. Provando a ragionare con lei – perché nonostante abbiano tre anni, i bambini sono sempre estremamente ricettivi e, a modo loro, profondamente logici – ho scoperto che il “problema” era nel fatto che qualcuno la aveva chiamata “piccola”. Ho pensato a qualche monello della classe un po’ bulletto. Poi, invece, ho letto su un appendipanni il nome di un’altra Irene, un’omonima di mia figlia e, come si dice, ho fatto “due più due”. Ne ho parlato con la maestra, ed ho scoperto che era stata proprio lei, ingenuamente, a chiamare le due bimbe “Irene grande” e “Irene piccola”, senza cattiveria, evidentemente, ma solo per distinguerle.

Mi è tornata alla mente quindi, e per l’ennesima volta, la questione già spesso dibattuta della nostra identità, del modo in cui creiamo – in termini di marketing – un “personal branding” di noi stessi.

Il mio pensiero va, ad esempio, all’attore “Pier Luigi Modesti” mio omonimo che non sta che in quarta o quinta pagina, facendo una ricerca per nome e cognome su Google.  Mi dispiace sinceramente perché è bastato un blogger estemporaneo come me a scalzarlo da quel trampolino che con il lavoro di anni gli sarebbe spettato.

Cosa siamo? Un codice fiscale? Un nome indicizzato da un motore di ricerca? Un profilo Facebook?

Pedine di un sistema globale, credo, ma non di un complotto, come sostengono alcuni. In fondo, è facile gridare al complotto quando non riusciamo a vedere “en ansamble” tutto quanto abbiamo intorno a noi e, senza dubbio, la nostra sfera di influenza, anche con gli strumenti mediatici più senzazionali, è pur sempre molto limitata, come si vede analizzando la redditività di una campagna di internet marketing basata esclusivamente sul personal branding rispetto a quella basata su un prodotto o servizio.

Insomma, molto difficile farsi strada da adulti e con la competenza o, per lo meno, la cognizione di quali siano gli strumenti promozionali ad impatto maggiore. Figuriamoci per un bimbo che, a stento, ha imparato il proprio nome.

La verità è che la nostra è, per forza di cose, una società “impersonale” e sta a noi personalizzarla con i nostri potenziali “contenuti originali”.

Imprese web oriented


Costruire da zero un’impresa è, oggi come cent’anni fa, un banco di prova straordinario. Quello che nel tempo è cambiato sono gli strumenti tecnici che permettono oggi una assai maggiore fluidità dell’organizzazione e una controllabilità numericamente significativa dell’attività commerciale.

Tutto questo è merito del modo in cui sono trattate e trasmesse le informazioni. Il reale cambiamento si è generato, infatti, in relazione alla presa di coscienza, da parte di imprenditori e manager, del fatto che la gestione coerente e competente dei flussi informativi non è più sufficiente: occorre tempestività.

Ciò è vero per quanto riguarda modalità e tempi, sia nell’ambito delle decisioni sia in quello della loro propagazione all’interno dell’azienda.

I sistemi di supporto alle decisioni (DSS), fondati sulla ricchezza informativa aggregabile dai sistemi transazionali (come i CRM e gli ERP), hanno fatto la loro parte, garantendo ai vertici aziendali di avere sott’occhi una reportistica concisa nella sua realtà.

Il web fa il resto. Il web, infatti, proietta l’azienda nelle relazioni commerciali e di marketing in una luce nuova, in particolar modo per le piccole e medie imprese che, altrimenti, rischierebbero di restare al limite della visibilità.

Essere visibili sul mercato è, a mio avviso, la grande sfida del presente ed ogni meccanismo promozionale deve passare dal web. Pertanto, un’azienda che nasce oggi, deve nascere “web oriented” e deve operare sfruttando tutte le potenzialità che il web offre.

L’offerta passa, quindi, dal web e chi offre deve essere pienamente cosciente dei rischi a cui va incontro. Certificare i propri processi aziendali in base alle normative ISO o, ad esempio, attraverso SixSigma è sicuramente un buon inizio. L’ideale è poter “certificare” anche i propri prodotti o servizi.

Qualora si lavori con linee di produzione tradizionali, occorre ricordare che sul web non si vendono soltanto infoprodotti e non esiste solo eBay. La strategia che mi sento di suggerire in questi casi è quella di promuovere il proprio brand e di vendere online attraverso i molteplici canali che ci vengono offerti dalle tecnologie del web.

La raccomandazione è di farlo in modo professionale e di ricordare di puntare sulla qualità del prodotto: se il mercato in generale non perdona a lungo andare chi si prende gioco di clienti e partner, il web non perdona già a breve, soprattutto perdonerà sempre meno nella misura in cui diverrà sempre più legato ai social network e alla reputazione che individui e aziende hanno nell’ambito di questi strumenti.

Ma sei su internet?


Illustration of Facebook mobile interface

Illustration of Facebook mobile interface (Photo credit: Wikipedia)

Tutti noi accediamo a internet. Il fatto stesso che stiate leggendo questo post avvalora la mia precedente affermazione.

Ma chi è veramente su internet o, per meglio dire, sul web? Cosa signigica avere visibilità sul web? Molti ce lo stanno spiegando giorno dopo giorno, parlandoci di SEO (ottimizzazione dei motori di ricerca), di PPC (pay per click, cioè inserzioni a pagamento sui motori o sui social network), scrittura di blog, creazione di pagine fan su Facebook, affiliazioni e link…..

Mi potreste controbbattere: “sì, ma io il mio business ce l’ho già” a cui segue classicamente l’affermazione “ma su internet non ho fatto mai nulla”.

La risposta è che nel mercato attuale non ci si può permettere di non esserci, sul web. Si corre un rischio enorme di localizzarsi troppo dal punto di vista geografico. La sorpresa più grande del web è infatti proprio questa: i miei clienti sono potenzialmente ovunque nel mondo. Questa ricchezza straordinaria va compresa e gestita.

Un business esistente, tuttavia, non va mai distrutto o sminuito.

La mia ricetta per professionisti e PMI, come i miei lettori già sanno, si chiama “ibrido”.

Se è vero, infatti che l’online è il nuovo offline, è anche e soprattutto vero che il valore aggiunto al nostro business lo diamo attraverso le nostre competenze.

In altri termini, se abbiamo, supponiamo, uno studio dentistico, è chiaro che non potremo fare a meno della poltrona e delle frese: i pazienti ne gioirebbero, credo, ma il business non funzionerebbe.

Cosa voglio dire? Che l’online è redditizio e funziona (e siamo d’accordo), ma anche le professioni tradizionali hanno potenzialità straordinarie se il modello di marketing che vi si applica è attuale e web-based: cresce la rosa di potenziali clienti e nascono nuove possibilità di ampliare il nostro business che non avremmo neppure potuto sognare utilizzando un marketing di tipo tradizionale, perfino in business molto legati al territorio come l’avvocato e il dentista.

Invited in Bucharest


After six editions of the official (and one unofficial) Business Hour Meetup, the format that I created last spring, I was asked by the team I work with myself to speak, to talk about “what I do.”

What to tell, anyway … I do lots of things …

Then we pulled the money and have better defined the topic, which will be “Online, the new offline?”. An open question, in short, with a response quite articulate.

Those who followed me over the years knows that I’ve gone from a long experience as a designer and consultant to the consultant’s business. A risky path had it not been for two events that have profoundly marked the course of history.

The first event was the occasional impact with LinkedIn, the business social network, taken initially to one of the many search engines for professionals to record on your resume. After more than three and a half years of “militancy” in my opinion is different and has become convinced that social networks are at global level the bigger echo instrument among the availables at this time for SMEs and, to some extent, the greater driving force for this sector.

The birth and development of the project Business Hour took place thanks to my essential partner of Romania eCore one afternoon two years ago knocked at my old office in Bucharest, Decebal Boulevard for advice on their project / product / service. The mutual sympathy has turned into consideration and, step by step “, in frequent contact.

The second event was the meeting with e-commerce, which occurred in August 2009 thanks to my friends Express Apartments, with whom I work and I still inevitably have launched the field. Making advertising flats short term rental allowed me to see for themselves, to touch, all the tools of web marketing currently in vogue, from PPC, SEO, affiliations, to blogs, to the fan page …

Enough theory, in short: it was time to put into practice everything I had studied and seen in twelve years of working life. Clear: to put into practice by himself, putting his face and heart.

Thursday I’ll talk about that. I will not do a retrospective on myself. I will do instead of telling point of view I have at this point in the path and I sum up in the maxim “The future of online is offline.” My advice is to hybridize the existing offline, because out of the network and, more precisely, of social networks, there no market will survive.

The photo? It ‘a “zorse”, a hybrid of horse and zebra that occurs in nature.

A new blogsite for Express Apartments


In order to improve visits on the booking online apartment search engine, we added a wordpress blog where non commercial informations enrich offers and proposals.

The “non profit way” is a good marketing issue to make the visitors grow up in number and in interest on the site.

From the blog, Twitter and Facebook are naturally upgraded. This will help ExpressApartments to grow also as a customers community.