Elena Walch: Alla scoperta di un convento dei Gesuiti

Percorrere la Weinstrasse,  lentamente, per ammirare i curatissimi vigneti e gli incantevoli paesaggi montani, è un esperienza che non può mancare a chi ama il vino o si avvicina da profano a questo meraviglioso mondo.

A Termeno visitare la bella cantina di Elena Walch, era d’obbligo.

Poco dopo aver superato la piazza del paese, si arriva davanti all’ingresso dell’azienda il cui edificio è un ex convento dei gesuiti, dove nel giardino è stato ricavato un moderno bistrot che si integra perfettamente con l’ambiente circostante nel quale è possibile gustare i vini prodotti dall’azienda, assaggiando anche qualche prelibatezza locale.

La visita inizia proprio da qui, dal bistrot, dove ci accoglie una simpatica ragazza che parla in italiano con il tipico accento tedesco (siamo sempre in Südtirol!), sarà lei la nostra guida. Ci accorgiamo subito, con sorpresa, che siamo gli unici visitatori di quel giorno, per noi è un bene perché potremmo goderci la visita con calma, facendo tutte le domande che vogliamo per soddisfare le nostre curiosità.

L’azienda, come ci viene spiegato, ha origini austriache. Il fondatore Wilhelm Walch  aveva una distilleria e una locanda, poiché non riusciva ad espandersi in Austria, decise di trasferirsi in Alto Adige, a Termeno, dove fondò la tenuta vinicola. Le due tenute importanti da cui tutto è nato sono la collina Kastellaz e Castel Ringberg sopra il lago di Caldaro, anche se ci sono altri appezzamenti per circa 60 ettari.

La signora Walch, circa 30 anni fa, rendendosi conto delle potenzialità dell’azienda di famiglia, dove il marito Warner produceva già i suoi vini, propone un cambiamento alla cantina occupandosi personalmente delle due tenute per la produzione di vini di qualità a cui avrebbe dato il suo nome e, poiché la maggior parte dei vigneti era d’uve schiava, li ha reimpiantati con vitigni internazionali, prediligendo così la qualità alla quantità.

La cantina è condivisa con il marito che produce vini tradizionali con una sua etichetta, anche se non mancano varietà internazionali.

L’ingresso della cantina è sotto il piano stradale ed è molto moderna nella sua organizzazione, salta subito all’occhio la disposizione delle luci e dei tini, si vede che c’è la mano di una donna che, tra l’altro, è pure architetto: è stata lei infatti a progettare il tutto; l’ordine e la pulizia fanno sembrare tutto immacolato, come se fossero stati appena piazzati.

Ci viene detto che in questa cantina c’è una grande attenzione alla sostenibilità, un esempio è dato dalle acque usate per la lavorazione che vengono poi utilizzate per i vigneti.

Proseguiamo scendendo a 8 metri sotto terra dove accediamo ad una grande sala dove ci sono dei grandi “tank” in acciaio, come li ha definiti la nostra brava accompagnatrice, che sono stati costruiti in loco in quanto era impossibile farli entrare, servono per la fermentazione sia dei bianchi che dei rossi.

Ci avviamo poi, tramite uno stretto cunicolo, alla sala successiva dove 145 anni fa i monaci producevano grandi quantità di vino. Oggi al posto delle antiche cisterne di cemento, troviamo le barrique che contengono i vini più pregiati come il Kermesse un blend di Syrah, Petit Verdot, Lagrein, Merlot, Cabernet sauvignon coltivati nel vigneto Plon.

 

Passando per una scaletta, raggiungiamo la sala dove ci sono le grandi botti di legno, finemente intagliate con i vini classici di loro produzione;  quella che si vede in foto sulla destra è la più antica e grande della cantina e ci viene raccontato che per svuotarla, bevendo una bottiglia al giorno, ci vogliono almeno 65 anni.

 

Le altre, una accanto all’altra, fanno bella mostra di sé e ognuna ha la sua storia, le scene o le scritte che vi sono intagliate, ricordano le ricorrenze che fanno capo a 5 generazioni.

Quella sulla sinistra, celebra i 100 anni della cantina con i partner commerciali che erano Austria, Germania e Svizzera.

La visita sta per finire e l’ultima sala si presenta scenograficamente per lasciarci un ricordo indelebile di questa bella esperienza; è illuminata come il colore del vino e, anche in questo caso, le barrique contengono i vini riserva e pregiati come il Ludwig, il loro Pinot Nero.

Da qui la nostra accompagnatrice ci porta nel punto vendita per fare la degustazione, che iniziamo subito bevendo il primo vino fatto dall’azienda: il Cardellino, uno Chardonnay in purezza morbido, elegante, persistente, ideale da bere all’ombra degli alberi del giardino del bistrot.

Impossibile assaggiare tutto quello che ci viene proposto, ma scegliendo oculatamente alcune bottiglie, possiamo percepire la passione ed il lavoro che c’è in questa azienda per quello che producono. Concludiamo la degustazione con l’eccezionale passito, portandoci a casa oltre a diverse bottiglie, un bel ricordo di questa bella giornata altoatesina.

Un pensiero su “Elena Walch: Alla scoperta di un convento dei Gesuiti

  1. Si tratta di un territorio veramente molto interessante. Da ragazzo frequentavo spesso la zona di Caldaro, Termeno e Appiano e già trent’anni fa c’era una cultura della vigna e della cantina molto avanzata rispetto al resto d’Italia. Oggi, continuano ad esserci vini di ottimo livello e sempre tanta attenzione al territorio.

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