Il viaggio – Capitolo 1

Isabella ed Antonio, seduti una di fronte all’altro nella piccola cucina dell’appartamento di periferia, stavano con il libro mastro del negozio aperto in mezzo a loro, sotto la luce biancastra del neon.

– Ci siamo – cominciò il marito, grosso e canuto, arricciando il naso – domani si chiude – .

Isabella, settant’anni appena compiuti come il marito, aggrottò la fronte rassegnata.

L’incertezza del futuro, l’età, gli acciacchi… Certo era che qualche soldino da parte c’era e i figli, quelli no, il buon Dio non glie li aveva dati quando avrebbero voluto e, quando era capitato si erano sentiti vecchi e inadeguati e li avevano rifiutati.

La pensione è, per i commercianti ben più che per gli altri lavoratori, un momento penoso: una vita investita nel far stare in piedi un affare, un negozietto sulla traversa deserta di un vialone di transito.

Quando avevano aperto la copisteria all’angolo era stato il tracollo. E dire che avevano sperato che la nuova sede universitaria avrebbe risollevato la loro situazione.

Niente da fare, invece. Inutile provare a rinnovarsi. Erano gente d’altri tempi, incapaci di rimettersi in gioco, ora, alla loro età e, probabilmente, non l’avrebbero fatto nemmeno a trent’anni.

Che fare ora?

Isabella avrebbe voluto tanto ritrovare la sorella, partita quarant’anni prima per l’Argentina per amore del vicino emigrato e poi ne aveva perso le tracce. Le scrisse all’unico indirizzo che aveva, risalente all’epoca della sua partenza.

Inaspettatamente, dopo circa un mese da quando la saracinesca della cartoleria era stata serrata per sempre, giunse una lettera che non era la solita bolletta del gas o della luce.

L’esotico francobollo sudamericano fece trasalire la donna. Aprì con il batticuore e iniziò a leggere.

La missiva proveniva dal convento delle carmelitane di Rosario, a trecento chilometri da Buenos Aires. Chi scriveva, in un discreto italiano, era la Madre Superiora e spiegava ai destinatari della missiva che Suor Maria José, al secolo Margherita Focchiardo, giunta in Argentina nel peccato, aveva ritrovato la strada della fede grazie al provvidenziale incontro con la vita monastica ed ora, cieca ed inferma, avrebbe anch’ella desiderato molto di poter riabbracciare la sorella.

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