La mano tagliata del gigante

Anversa, la mano tagliata del gigante

Vuole la leggenda che il soldato romano Brabone, dopo aver ucciso il gigante Duron Antigoon, gettò nella Schelda la mano di questi. Il luogo ricorderebbe, nel toponimo Antwepen, appunto la mano gettata nel fiume.

Anversa è una grande città del nord dell’Europa, con le sue case fiamminghe addossate l’una all’altra e sormontate da timpani baroccheggianti, simbolo di un’opulenza commerciale che, nonostante le guerre e gli stravolgimenti del tessuto urbano e sociale, non appare affatto tramontata.

Si tratta dell’Europa del commercio, quello vero, quello dei grandi scambi e dei pagamenti in diamanti, quello che da mezzo millennio, complice la cultura protestante e grazie a flotte di galere in grado di solcare gli oceani, caratterizza queste terre.

La mano del gigante tagliata sembra essere straordinariamente simbolica, allora, perché mi fa pensare al mondo “di prima”, fatto di molto nulla e costellato solo di praterie verdeggianti dove scorrazzavano indisturbati Duron Antigoon e i suoi pari, vivendo della natura nella natura.

Non sembra allora casuale neppure che Brabone fosse un soldato romano, portatore della cosiddetta civiltà, quella delle strade, delle città, delle rotte commerciali, degli scambi, del sistema monetario.

Lungi da farne un cavallo di battaglia politico, mi soffermo tuttavia sull’essenza di questa storiella, emblema di una trasformazione innegabile da un mondo epico e ancestrale, dove la realtà era intrisa di fantasia, ed uno pragmatico e grigio di colletti inamidati e cappelli neri, quasi fosse un quadro di Rembrandt.

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