Con Gabo se ne va il Novecento

gabriel-garcia-marquez1Gabriel García Márquez, Gabo, il più grande scrittore del secondo Novecento, ci ha infine lasciati.

Un uomo straordinario capace di vivere una vita straordinaria e di scrivere pagine straordinarie. Pagine che sono patrimonio della cultura umana per tutti i secoli a venire.

Comprai Cent’anni di Solitudine in spagnolo nell’estate del 2000, desideroso di imparare la lingua di Cervantes, e lo divorai avidamente, dizionario alla mano, nonostante la mole impressionante.

García Márquez lo divori, sì, perché – a prescindere dalla lingua e dallo stile, incomprensibili ad esempio nell’Autunno del Patriarca – ti racconta storie che ti prendono e ti fanno entrare nel racconto da protagonista. Ogni grande scrittore lo sa fare, in fondo.

Gabo rappresenta per me la letteratura del secondo Novecento. Per questo dico che con lui, quel Novecento, se ne va definitivamente, archiviato tra i cassetti di un armadio di ricordi e di nostalgia.

Lo saluto così, come avrebbe scritto lui:

Adiós Gabo.

Carajo!

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