La grande Romania

Due giorni fa è stata la festa nazionale romena.
Per televisione (qui a Torino ritrasmettono in digitale terrestre alcuni canali d’oltre Carpazi) davano la sfilata militare di Bucarest.
Sono rimasto subito molto perplesso nel vedere i fasti della sfilata. Ho pensato che le nostre sono assai sobrie, con o senza spending review.
Poi, seguendo la trasmissione, scopro che, a lato del presidente romeno Basescu, c’è il collega moldavo, cioè il presidente della repubblica (ex sovietica) di Moldova.
Ah. Ecco. Un nuovo tentativo di unione, quindi… Proprio come avvenne il 1 dicembre 1918. Solo che, allora si usciva da una guerra che aveva piegato l’impero russo, mentre ora siamo nella situazione opposta: Russia potente ed Europa allo sbando.
Almeno, così appare a me, italiano, forse troppo italiano da non osservare che le dinamiche globali non sono ancora definite e che, probabilmente, la guerra tra i blocchi non è mai cessata.
Abbiamo solo fatto

finta

di essere in pace.
Per quanto non ci siano state dichiarazioni di prossime unioni tra Romania e Moldova, c’è stato uno schieramento palese. Segno che, alla fine, questa Europa non è poi un sistema così statico e immobile come gli euroscettici vogliono farci credere.
Ci sono equilibri importanti da stabilire (quelli tra occidente e oriente si sono sempre giocati nei Balcani) e l’Europa, apparentemente silente, se ne sta invece facendo interprete.

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