Tecnologia e cambiamento. Sì, ma come?

Murales-.Pastore Sardo

Murales-.Pastore Sardo (Photo credit: Giasta08)

Leggo stamattina la storia di un prete che – dopo averlo ben avvolto nella pellicola alimentare onde evitare spiacevoli incidenti ai presenti – porta sull’altare un apparecchio televisivo, per frantumarlo con una mazzetta da muratore, davanti agli sguardi attoniti dei suoi parrocchiani.

Eh, “cattiva maestra televisione“! Ce lo diceva già Karl Popper non pochi anni fa ed io – che a dire il vero, il libro non l’ho mai letto – sono rimasto sempre segretamente affascinato da questo filosofico e, in fondo, profetico adagio.

La tecnologia ha permesso la nostra crescita. Oggi c’è da domandarsi se siamo cresciuti bene.

Anni fa, mi raccontava mio padre un aneddoto appreso a sua volta dal presidente di una Camera di Commercio della Sardegna e che qui riporto:

“In un tempo non tanto lontano i servipastori erano uomini saggi. Maturavano la loro saggezza nella contemplazione dell’universo che li circondava, un universo silente in grado di trasmettere una forma di conoscenza ancestrale anche a persone non istruite. Oggi i moderni pastori – non più servi, aggiungo io – stanno inebetiti dalle loro cuffiette – oggi direi dai loro i-phone…”

Ma questi esseri bionici (sempre più spesso immigrati romeni, mi dicono), sinoli di pastorizia e smartphone installati nel cervello, insomma, sono programmati per cosa? Personalmente, vedo un grande rischio per la libertà dell’uomo, che è, invece, da anni la mia bandiera.

Mi rendo conto che è una considerazione alquanto amara ma, come dice (non senza ragione) il nuovo romano pontefice Francesco, non c’è posto per l’amarezza al giorno d’oggi. Bisogna andare avanti nella speranza di cambiare la società intorno a noi, cambiarla in meglio.

Ora, che sia o meno Francesco il malachiano papa nero (in fondo papa nero, oltre ad essere il titolo di un datato reggae dei Pitura Freska, è l’appellativo del capo dei Gesuiti), io non mi reputo millenarista in senso catastrofista, quanto piuttosto trasformista (oh, quanti “ismi“…).

Insomma ci tocca cambiare le cose, volenti o nolenti, prima che le cose cambino irreparabilmente noi, la nostra umanità,  e mi domando continuamente quanto la tecnologia sia dalla nostra parte, in questo necessario cammino di cambiamento. Il Web è incluso, ovviamente nel novero delle tecnologie pericolose eppure – come questo blog stesso dimostra – non me ne so separare.

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