Antipolemica

Italiano: Mario Monti

Image via Wikipedia

Leggo sui giornali dell’iniziativa montiana di rendere pubblici i redditi dei ministri e plaudo, evidentemente, all’iniziativa. Leggo, quindi, l’ammontare di tali redditi. Leggo, infine, i commenti dei lettori e resto basito: la maggioranza dei commentatori non fa altro che maledire i nostri ministri perché “ricchi” e ben pochi ne lodano l’onestà nella trasparenza. Meno ancora ne sottolineano come questi signori non siano imprenditori collusi con politica e mafia.

Mi domando cosa ci sia di male ad avere un reddito alto. Casomai è male essersi appropriati dei soldi dei contribuenti, cosa che evidentemente sta facendo quel 73% del nostro Parlamento che non desidera siano pubblicate le proprie dichiarazioni fiscali.

Aggiungo una nota personalissima, legata al fatto che faccio il consulente aziendale per mestiere e so quali siano i livelli economici su cui si lavora quando si è ai vertici di un’azienda: al contrario dei più, infatti, io sono rimasto stupito, al più, da cifre (e da relativi stili di vita) non particolarmente sensazionali.

Fanno eccezione i casi di Severino e Passera, tutto sommato giustificabili dalle loro attività di top management.

Per il resto, mi sembra di poter concludere che il nostro attuale governo è composto di gente che ha saputo mettere a frutto le proprie capacità manageriali e finanziarie. Quello che un po’ dovremmo saper fare tutti noi, no?

E invece, stiamo ad invidiarli perché loro hanno saputo e hanno potuto. Beh, benvenuti nella meritocrazia, signori. Ma come, fino a ieri avete tutti sperato che arrivasse anche il momento della meritocrazia, ed ora che è arrivato sputate addosso ai nuovi governanti?

Cosa distingue un cassintegrato Fiat da uno di questi ministri? Non intendo fare di tutta l’erba un fascio, ma io la vedo così: questi signori hanno saputo costruire e costruirsi qualcosa, investendo ogni giorno su se stessi, rimettendosi in discussione quotidianamente, prendendo impegni importanti, accettando responsabilità pesanti.

A chi dice, ingenuamente, un Paese di poveri deve essere guidato da poveri, rispondo che la competenza e la capacità di queste persone è avvalorata anche dalla loro intelligenza finanziaria.

Abbiamo tollerato troppo a lungo illustri personaggi della politica e dei palazzi che non hanno fatto altro che intascare, li abbiamo giustamente chiamati “furbetti”. Tali sono e tali restano.

Io non sono un dirigente aziendale, ma vedo questo mondo e so che cosa significa fare il manager e avere successo, e so anche quanto è il corrispettivo che le aziende sono disposte a pagare per queste cariche.

Storciamo il naso perché vediamo redditi da 100, 200, 300 mila euro e poi non discutiamo lo stipendio del calciatore del momento che si prende qualche milioncino l’anno per far divertire il popolino?

Cerchiamo almeno di essere coerenti e proviamo ad imparare dagli altri prima di criticarli.

6 pensieri su “Antipolemica

  1. Il problema e’ la mancanza di opportunita’ per la maggior parte delle persone, sin gia’ da troppo tempo. Si aggiunge la monopolizzazione delle poche opportunita’ rimaste sul tavolo da una minoranza che sfrutta la posizione e le informazioni a circuito chiuso. E’ cosi’ in Romania e non dubito sia quasi lo stesso in Italia.

    La gente comune potrebbe accettare senza problemi di coscienza un reddito alto (stavi dicendo di 100, 200, 300 milla euro sull’anno in Italia, queste cifre sono bricciole rispetto a quanto si ricavano i politici in Romania) provisto che si permetti un livello sicuro del reddito anche per loro.

    Ora e’ un momento dei conti etici. Ogni buon manager dell’economia dovrebbe conoscere le teorie dell’equita’ nei confronti fra l’azienda e’ i dipendenti. I dipendenti non sono per forza degli esponenti della sinistra, ma “dependenti umani” (finche’ ancora non sono tutti macchine) sono sensibili al reddito ottenuto rispetto agli sforzi fatti. Se anche con un manager corretto si potrebbe arrivare a conflitto nei momenti di crisi, figuriamoci che fiducia si possa avere in un manager scorretto in momento di crisi.

    Il semplice fatto che siamo in un momento di crisi squalifica i manager sociali, cioe’ i politici. Dunque, per me sia chiaro il ragione delle reazioni degli italiani sui quali stavi raccontando.

  2. Ciao,

    Una buona osservazione che condivido in parte, anche se avrei qualche considerazione:
    Cosa distingue un cassintegrato Fiat da uno di questi ministri?
    Cosa distingue Senegalese da un Svedese?
    La risposta e sempre la stessa: Le possibilità!

    Invece Io tornerai “al origine del male” come parla famoso film americano “The Silence of the Lambs”.
    Altro che parlare delle cifre (200, 300 milla ecc), che secondo me sono poco importanti, sarebbe da parlare di una cosa che ne ha permesso tutto quanto.
    Che cosa ha fatto “godere” Silvio 10 anni di presidenza?
    La proprietà umana che sia molto importante e che purtroppo sia molto difficile da cambiare(ci vogliono secoli delle volte):
    mentalità!
    Cosa distingue un cassintegrato Fiat da uno di questi ministri?
    Cosa distingue un Senegalese da un Svedese?
    ….passiamo ai casi meno drastici:
    Cosa distingue un spagnolo da un svedese?
    Mentalità
    Se dovessimo pensare alla mentalità di un popolo,potremo trovare un legame diretto e bidirezionale tra la mentalità e delle possibilità che si creano e viceversa. A lungo termine fanno distinzione tra i paesi “ricchi/sviluppati” e quelli un po meno….

    Altro che parlare dei stipendi degli altri!
    Bisogna porsi delle domande a se stessi…
    Bisogna chiedersi come mai per un svedese non pagare le tasse sia una vergogna, mentre in Grecia 74% dei contribuenti non le pagava per anni!
    O forse nei altri Paesi “PIGS” e diventato un stile di vità (per non parlare dei altri paesi poco sviluppati al di fuori di EU).

    Spero che questo mondo arrivi al punto da poter cambiare il modello, e che scambi “il denaro” con delle cose molto più importanti come la scienza, l’esplorazione dello spazio, le nuove cure mediche ecc
    Mi sa, che siamo ancora molto molto lontani dal prossimo passo importante….
    Nelle ore di depressione, se vi va di tirare il morale su , vi invito a rivedere qualche volta STAR TRACK;)!

    Alex

    • Amico mio, hai perfettamente ragione: è il modello che non è sostenibile. Come tu ben sai, la maggior parte dei paesi emergenti trova nel denaro l’unico indicatore di sviluppo. Il profitto, l’utile, come si dice qui, non è però tutto. Ed è proprio questa, come dici tu, la ragione per cui in Svezia si vive tra virgolette meglio. Diventare tutti svedesi, allora? Forse no, meglio importare anche da noi in Italia,o in Serbia, in Spagna, in Romania le cose buone che vengono dai paesi avanzati del nord europa e mixarle, virtuosamente, con quei vulcani di idee che hanno caratterizzato i nostri popoli. Forse potrebbe essere una buona ricetta?

  3. Ciao Pierluigi,
    leggo con interesse la tua antipolemica. Un punto di vista diverso e ben argomentato è sempre piacevole. Mi permetto di unirmi alla polemica con la speranza di mettere a disposizione anche il mio di punto di vista.
    Sono concorde che la trasparenza di pubblicare i redditi dei politici e dei “grandi managers” sia cosa buona, consente ai cittadini almeno di confrontare tali cifre col resto dei paesi industriali. E lunga la dice il fatto che, come tu segnali, il 73% del parlamento non sia d’accordo. Ma il problema è ben altro. Come spesso noto accadere, si tende (ma sospetto che in realtà si venga magistralmente condotti) a valutare un aspetto solo superficiale e comunque mai centrato della questione.
    Nel caso specifico: gli stipendi d’oro, che come giustamente dici non sono poi così assurdi, dimenticandosi di tutto quel che in modo legale o in modo illegale (la maggior parte) finisce nelle loro tasche. Così il popolo si sfoga contro qualcosa di assultamente inattaccabile e gli sporchi traffici proseguono indisturbati.
    Mi pare, però, che nelle invettive dei giorni scorsi ci sia qualcosa di più che il semplice lamentarsi per l’eccessivo guadagno dei faccendieri di stato e d’industria. Nei commenti che io ho letto era cioè possibile leggere lo sprezzante disgusto per chi, con notevolissimi stipendi a norma di legge, si permette di dare giudizi morali ed elargire discutibili valutazioni su qualcosa di cui non ha la benchè minima reale conoscenza (le difficoltà di trovare e tenersi un lavoro mal pagato e precario, con tutte le conseguenze) ma che in compenso conoscono fin troppo bene nei meccanismi (che non vogliono e non possono pubblicamente riconoscere pena la perdita di controllo) ovvero un mondo del lavoro profondamente corrotto e totalmente asservito alle lobby.
    Inoltre sarei molto più cauto di te nel asserire che ci troviamo finalmente di fronte un esempio di meritocrazia… anzi, forse con un maggiore approfondimento, penso che potresti facilmente renderti conto di quanto “merito” questi signori abbiano, o meglio ancora se mai ne abbiano avuto un poco agli inizi delle loro sfolgoranti carriere.
    Mi astengo invece dal valutare la differenza di meriti fra un cassaintegrato Fiat e un qualunque ministro perchè ritengo qualunque considerazione debba, in questo caso, partire dal semplice confronto delle rispettive fedine penali e dal rendersi conto che un funzionario pubblico abbia il dovere di essere un cittadino irreprensibile quanto e anche di più di un qyalunque altro lavoratore.

    • Ciao Alessandro e soprattutto ben ritrovato.
      Da ex funzionario pubblico, so bene che parlare di merito nella pubblica amministrazione è molto spesso un’anomalia concettuale. In ogni caso, cerco di argomentare la mia posizione.
      L’irreprensibilità è la dote morale che ogni amministratore, pubblico o privato che sia ha il dovere di esercitare per il bene dell’azienda, della cosa pubblica, delle persone coinvolte e così via. Questo non si discute (per lo meno, io non lo discuto).
      Quanto al merito, il mio riferimento è in funzione dei bui tempi che abbiamo passato con soubrette e squinzie varie al timone.
      Infine, non credo che Monti stia in principio facendo cose nuove, credo che ci sia meno dispersione di intenti e maggiore orientamento ai risultati.
      Quello che invece noto, e mi fa piacere oggi leggere sui giornali che la coscienza critica di alcuni nostri personaggi pubblici (Benigni, Saviano ecc.) si sia accorta di ciò che io dico dall’inizio di questa era governamentale: per la prima volta in sessant’anni di repubblica, il nostro parlamento è quasi esautorato. Si è date molte colpe improprie a Berlusconi, tra le quali quella di fare il “dittatore”, cosa non giustificabile essendo egli sempre sostenuto (e affondato) negli anni da un parlamento libera espressione del popolo. Va bene, sulla libera espressione possiamo glissare, ma cadremmo in un problema diverso del tipo “chi ha diritto di votare?”, o roba del genere.

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