Il tardo latino e la lingua della Romania

Le Mie Parole...

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La lingua della Romania è sicuramente uno dei fenomeni culturali più significativi nel panorama europeo: tra tutte le lingue romanze, infatti, è quella che ha conservato il maggior numero di elementi comuni con il latino.

Per brevità, si potrebbe quasi dire che il rumeno non è altri che il tardo latino parlato.

Ci stupisce, innanzi tutto, la presenza dei casi e delle declinazioni, anche se, in realtà, tutto si riduce ad un nominativo-accusativo, un genitivo-dativo e un vocativo, seppur tutti e cinque distinti dall’uso di appropriate preposizioni.

L’articolo determinativo è molto simile a quello italiano, tuttavia è enclitico: compare, cioè, in appendice alle parole. Il maschile è -l, il femminile è -a. Ad esempio fiu-l (il figlio), mam-a (la mamma).

Anche i verbi si coniugano in modo alquanto simile ai verbi latini.

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Che dire poi delle etimologie: è chiara la derivazione latina di un buon 70% delle parole. Certo, ci sono anche molte influenze dovute alla presenza di gruppi etnici diversi sul territorio nazionale. Altre parole hanno derivazione diretta da invasori e “visitatori” del passato. Non c’è quindi da stupirsi, perciò, nel sentire parole tedesche, turche, russe e francesi. Non si può dimenticare la presenza magiara: ci sono aree della Romania, in modo specifico della Transilvania, in cui la popolazione di lingua ungherese è preponderante. Naturalmente, non c’è nessun legame tra la lingua di questo gruppo etnico e quella nazionale. Il magiaro, infatti, è una lingua uralica, importata dagli Unni al tempo dell’invasione di Attila e conservatasi per oltre un millennio senza evidenti contaminazioni. Una lingua che, a differenza delle raffinate lingue romanze, pare sia essenziale nella grammatica… ma che vocaboli, però!!!

Tornando alla lingua rumena, il visitatore italiano (o in generale proveniente dal mondo latino) riesce a comprendere senza difficoltà un buon quantitativo di parole e di espressioni anche senza un particolare studio. Peccato che molti avventori, evidentemente un po’ ignoranti, ritengano il rumeno una specie di sottodialetto dei dialetti meridionali italiani. Mi dispiace, ma, senza nulla eccepire sull’importanza culturale degli idiomi locali, non si può svilire questa lingua in questo modo.

Certo, però, è necessario osservare che la conservazione del tardo latino in Romania non deve essere stata esattamente automatica, bensì mediata da una fitta schiera di letterati e glottologi che, per ragioni spesso di natura politica, hanno voluto “distinguere” il loro modo di scrivere e comunicare da quello di altri paesi dell’area balcanica.

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D’altra parte, non va dimenticato neppure il tentativo di tutti gli invasori da tempi remotissimi a tempi assai recenti, di imporre cambiamenti (l’ultimo dovuto ai sovietici nel periodo stalinista) mirati a minare la “sgradevole” (per loro) preservazione di un’autonomia culturale conservata gelosamente per duemila anni, da quando cioè l’imperatore Traiano e le sue legioni importarono la lingua latina nei Carpazi sud-orientali, imponendosi sui Daci.

A proposito… Ma che lingua parlavano i Daci? E come mai i Romani ebbero così poche difficoltà ad imporre loro il latino? Ci sono delle teorie anche su questo. Magari ne parleremo un’altra volta!

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